A Udine quattordici mesi dopo Giampaolo: è un altro mondo

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Udinese-Milan. Agosto 2019. Sulla panchina rossonera faceva il suo debutto ufficiale un certo Marco Giampaolo, il primo tecnico scelto da Elliott con l’assistenza di Paolo Maldini e Zvone Boban. Allievo di Giovanni Galeone e amico stretto di Massimiliano Allegri, dall’allenatore abruzzese ci si attendeva un salto di qualità tecnico in continuità con i risultati raggiunti da Rino Gattuso che qualche mese prima sfiorò addirittura il ritorno in Champions League. Ricorderete quella gara alla Dacia Arena, miseramente persa senza nemmeno mai fare il solletico alla retroguardia friulana.

Quattordici mesi dopo il ritorno a Udine è un’altra storia e con gran parte degli stessi protagonisti. Certo, si è aggiunta la qualità di Ibrahimovic, ma la crescita degli stessi interpreti dell’agosto 2019 è evidente: da Bennacer a Leao, fino al redivivo Calhanoglu. Non è totalmente un altro Milan (oggi non ci sono più Paquetà, Piatek e Suso), ma è un’altra mentalità, rinforzata quotidianamente dalla compattezza del gruppo che Stefano Pioli ha il merito di cementificare tassello per tassello, bullone per bullone, mattone su mattone.

La differenza sta nei giocatori, ma anche nell’approccio della loro guida. La sensazione fu che la dottrina tattica di Giampaolo fece a cazzotti con la capacità di plasmare schemi e gioco in funzione dei giocatori a disposizione. Oggi non si cerca il ruolo, ma il cambio di passo è stato quello di mettere gli elementi della rosa in condizione di esprimersi al meglio, senza troppe “gabbie” e con le opportune gerarchie. Vedremo quale sarà il risultato del campo, ma Udine è lo spartiacque tra un progetto timidamente abbozzato quattordici mesi fa ad una squadra che oggi può tranquillamente giocarsi le sue carte per competere per le prime posizioni in campionato. Incredibile come il tempo cambi in maniera radicale ogni prospettiva.

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