Usa la parola “operaio” l’edizione odierna di Tuttosport per parlare nel “nuovo” Rafael Leao, che con Massimiliano Allegri in panchina sembra un giocatore completamente diverso rispetto ad un anno fa quando veniva più volte mandato in panchina fra campionato e Champions da Paulo Fonseca. Oggi, invece, negli occhi c’è la prova di Rafa contro l’Inter. Una prestazione senza particolari acuti, ma caratterizzata da scontri e duelli duri con Acerbi, giocate spalle alla porta, movimenti per favorire gli inserimenti dei compagni.
Un lavoro sorprendente anche soltanto a pensare al Leao di qualche mese fa. Il merito di questa evoluzione non può che essere di Massimiliano Allegri, ma anche di nuovi compagni – leggi Modric e Rabiot – che con la loro esperienza e il dna vincente stanno replicando quanto fatto da Ibrahimovic fra gennaio e maggio 2020. E non è un caso se la sua partenza in questa stagione è, numeri alla mano, la migliore nelle ultime cinque.
A causa dell’infortunio al polpaccio patito ad agosto, il numero 10 rossonero ha perso le prime quattro giornate di campionato, ma nelle restanti otto, salvo eccezioni – Juventus e Atalanta -, è sempre stato incisivo: 4 i gol segnati in 8 gare, di cui solo 6 da titolare in 539 minuti complessivi. Una statistica che evidenzia comunque una crescita se confrontata con le annate dal ’21-22 alla scorsa. Prendendo in esame le prime 12 giornate, si nota come nel ’21-22 segnasse una rete ogni 220 minuti, nel ’22-23 una ogni 160, nel ’23-24 una ogni 277 e nel ’24-25 una ogni 247.


