Il difensore del Milan, Fikayo Tomori, è stato protagonista di un’intervista a The Athletic, inserto del quotidiano americano New York Times, parlando della sua esperienza in rossonero e di cosa significa vivere a Milano, ma anche del derby e di alcuni compagni.
Le parole di Tomori
«Avere quel lato multiculturale di Milano che accompagna la vera cultura italiana è un bel mix. Mi sono immerso qui, abito in una zona dove vivono molte persone del settore finanziario e stranieri. Quando arrivi al Milan la prima cosa che ti colpisce sono le foto di tutte le notti di Champions League. Vedi Maldini, Baresi, Shevchenko, Kakà. Tutte queste leggende, tutti questi trofei, tutti questi ricordi. Milanello è storia e tradizione. Fa parte della cultura. È una bella sensazione semplicemente perché tutti questi grandi giocatori erano qui, hanno percorso questi stessi passi, questi stessi corridoi, hanno visto le stesse cose e giocato sugli stessi campi».
Tomori sullo Scudetto del 2022
«La parata con l’autobus doveva durare due ore. Siamo restati per cinque perché c’erano così tante persone per strada. Siamo arrivati al Duomo e l’unica volta che l’avevo visto prima era con i turisti che scattavano foto. Siamo arrivati lì ed era pieno. Non si vedeva il pavimento. Era solo gente, fuochi d’artificio e rumore. Ero tipo: ‘Questa è una vera istituzione del calcio. Questa è vera passione e amore.
Ricordo la prima partita che abbiamo giocato a San Siro dopo la pandemia. Lo stadio era pieno e ho pensato: ‘Wow’. Giocavo a FIFA quando ero più giovane. Potevi scegliere lo stadio in cui giocare e — non so — poteva essere Manchester United contro Chelsea, ma potevi scegliere di giocarla al San Siro. Lo facevo spesso con i miei cugini e pensavo: ‘Wow! Questo è tutto. Questo è il San Siro!».
Sul derby
«Per l’ultimo derby ho usato i 15 o 20 biglietti che avevo a disposizione, c’è molta richiesta. La gente dice: ‘Ho sentito parlare del derby di Milano. L’ho visto in televisione’, poi essere allo stadio è un’esperienza totalmente differente. Il mio primo derby è stato poche settimane dopo il mio arrivo, durante il periodo Covid, ma i tifosi sono venuti al campo di allenamento, cosa che non succede in Inghilterra. Sventolano bandiere, avevano striscioni e altro. In quei momenti pensi: ‘Questa è una partita diversa. Questo è un derby diverso’. Poi arrivi allo stadio e dall’autobus senti i tifosi che tifano. La prima volta ho pensato: ‘Aspetta, cosa sta succedendo qui?’».
Sulla Curva Sud
«Una cosa così non esiste in Inghilterra. Avere tifosi mega appassionati che cantano per 90 minuti, ma neanche 90 minuti, ci sono prima del riscaldamento e dopo la partita, anche questo è un altro dettaglio che rende il derby così speciale. Ne ho parlato anche con i miei amici, ma non hanno mai veramente capito cosa intendessi finché non sono venuti allo stadio».
Su Leao:
«Era quasi come se non sapesse quanto fosse forte perché tutto gli veniva naturale, semplicemente non sapeva come usare quello che aveva. Tutti se ne sono accorti l’anno in cui abbiamo vinto lo Scudetto, quasi come se avesse capito: ‘Wow. Posso farcela!’».
Su Pulisic:
«La gente lo sottovaluta, non si rende conto di quanto sia veloce, acuto e bravo con la palla e intelligente. Te ne rendi conto solo quando ti fa gol. Io loconoscevo dai tempi del Chelsea, è un gran professionista, punta sempre a migliorare. E’ una persona calma, molto equilibrata, molto semplice, direi. Può essere ancora MVP? Lo spero, nonostante gli infortuni ha sempre fatto il suo».



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