Inutile nascondere che la prestazione di Sassuolo, seppur non negativa, ha fatto storcere il naso, oltre a Gerry Cardinale, anche una buona parte del tifo rossonero. Ci si aspettava di più. Ci si aspettava di vedere un Milan sull’onda della bella vittoria contro il Lecce, invece si è vista una squadra sufficiente e soprattutto ancora lontana da un gioco brillante e una propensione offensiva importante.
Amorim, buone idee ma…
Ne è consapevole in primis Ruben Amorim, sempre molto lucido ed onesto a riconoscere i difetti del proprio Milan. Eppure è innegabile come il lavoro ci sia. Il Diavolo spesso è padrone del gioco, come chiede il proprio allenatore, ma fatica ancora a trovare certi meccanismi per tradurre lo sviluppo di gioco in nitide occasioni da gol. Anche ieri, a Reggio Emilia, il buon calcio si è visto a sprazzi. Diverse invece le combinazioni non andate a buon fine o spente sulla trequarti. Un peccato. Perché la sensazione è che il connubio tra giocatori e idee del tecnico stia prendendo forma, ma fatica ancora a dare i propri frutti.
Amorim e una quadra da trovare
Momento di allarmismi? Non ancora. Ma serve trovare una quadra. Serve trovare una strada e proseguire in quella direzione, con continuità. In queste sei giornate Amorim ha fatto molti esperimenti, tolto giocatori e inserito altri, provato altri ancora in ruoli diversi. Ma manca ancora un’identità precisa. Ad oggi un esterno non saprebbe ancora riconoscere il Milan di Amorim nella sua completezza. E se da una parte ci può stare, perché siamo appena al 12 ottobre, dall’altra occorre anche spingere sull’acceleratore. Perché al Milan, come dimostrano i “vecchi” portoghesi Fonseca e Conceiçao, il tempo è poco.


