Bonaventura: «Il miglior Jack si è visto nei primi due anni al Milan. Non sentivo più il fuoco dentro, magari farò l’allenatore»

All’indomani dell’annuncio sui social del suo addio al calcio giocato, l’ex centrocampista del Milan, Jack Bonaventura, ha rilasciato una lunga intervista a La Gazzetta dello Sport, spiegando i motivi della sua scelta e ripercorrendo la sua carriera. Di seguito tutte le dichiarazioni di Bonaventura.

Le parole di Bonaventura

«Avevo già deciso da un po’, ma non sentivo la necessità di dirlo. Sapevo di aver smesso, ma ho cominciato a ricevere chiamate da amici, dal mio procuratore e da alcune società: mi sembrava giusto farlo sapere a tutti. Lo capisci quando non senti più il fuoco dentro. Quello è il momento. Inutile continuare a giocare, trascinandosi e non divertendosi più. Quando ho iniziato a sentire tutto questo ho preso la decisione. In campo mi sono sentito bene fino all’ultimo. Anzi, penso che potrei giocare ancora un anno o due. Allo stesso tempo però non vorrei abbassare il livello, magari giocare in una squadra che non mi sento. Preferisco così: ho tre figli, ho un bel da fare anche a casa».

Bonaventura sulla sua carriera

«Quando si è visto il miglior Jack? Penso il primo o il secondo anno col Milan. Sprazzi però ne ho avuti anche con Atalanta e Fiorentina. Difficile dire un periodo: magari quando sei più giovane sei più spregiudicato, anche fisicamente, ma poi con l’esperienza diventi un giocatore migliore. Io tra i 30 e i 32 anni ho sentito più sicurezza. Ho giocato tanto con Atalanta, Milan e Fiorentina: dirne una è difficile. Al Milan sono stato di più: sei anni, forse ci sono un po’ più legato. Anche Atalanta e Fiorentina però, a modo loro, sono state esperienze che mi hanno fatto crescere tanto.

«Il momento più bello in campo? L’esordio in Serie A. Non ci credevo più di tanto: giocavo in Primavera, ogni tanto mi allenavo in prima squadra, ma quando ho esordito in Serie A ho cominciato a credere che forse avrei potuto fare carriera. Italiano e Colantuono sono gli allenatori con cui sono stato per più tempo, tre anni ciascuno: sono quelli che mi hanno insegnato tanto, che mi hanno dato di più in termini di conoscenze. Ma ho avuto circa venti allenatori: ho cercato di prendere le cose buone da ognuno».

Bonaventura sui momenti migliori

«Non c’è stato un momento particolare, ma tanti, belli o meno, che mi hanno insegnato qualcosa. In carriera non devi farti condizionare più di tanto: devi andare avanti per la tua strada, col tuo modo di lavorare e il tuo modo di pensare. Il risultato è una conseguenza di chi sei, come ti alleni e come fai il tuo lavoro. In campo ero un lavoratore: nello sport riesci ad ottenere qualcosa solo se ci metti dedizione, impegno e tutto quello che hai. Altre strade non portano a niente.

Ero uno abbastanza tranquillo. Quando ero più giovane cercavo di imparare dai più esperti. Dai 26-28 anni ho cominciato a sentirmi più sicuro di me stesso, anche per affrontare situazioni in spogliatoio e dare una mano ai più giovani. E nella seconda parte di carriera ho tirato fuori un po’ di più il mio carattere. Voglio essere ricordato come un appassionato di calcio, che ha lavorato tanto cercando di dare il meglio, senza scorciatoie o furbizie. Ho sempre cercato di fare del mio meglio».

Bonaventura e un consiglio ai più giovani

«Nel calcio devi avere pazienza, avere fiducia nel processo perché non si diventa giocatori bravi in due secondi: ci vuole tempo. E poi magari arriva tutto all’improvviso, dopo anni di lavoro. Quando si è giovani magari si vuole tutto e subito e questo può essere un errore. Negli ultimi anni ho sempre parlato coi ragazzi più giovani, quelli che magari non sapevano ancora come reagire a certe situazioni. Quando si è più esperti, penso che la cosa più importante coi giovani più che parlare sia dare l’esempio giusto.

La più grande soddisfazione è stata giocare per la Nazionale: è il sogno di ogni ragazzo quando comincia a giocare a calcio. Rimpianti non ne ho, ho sempre dato tutto. E anche le cose che durante una carriera non vanno come vorresti, anche di quelle ho cercato di fare tesoro per crescere e diventare un giocatore e una persona migliore».

Bonaventura sul presente e futuro

«Uno in cui mi rivedo? Ci sono tanti giocatori bravi in Italia, giovani che stanno crescendo. A me piace guardare i centrocampisti, come giocano e come stanno in campo. Penso che in Italia ce ne siano diversi bravi, magari al momento al top della carriera. Penso a Tonali e Barella: sono giocatori straordinari che possono ancora dare tanto al calcio e alla Nazionale.

Ora voglio stare con la famiglia e capire cosa mi dà lo stimolo di fare qualcosa. Poi vediamo. Mentre giocavo mi sono detto spesso che appena smesso avrei fatto l’allenatore. Invece adesso che non gioco più non ho più la stessa voglia, anche se sento che piano piano mi sta tornando. Magari farò il corso da allenatore: mi sembra il ruolo più adatto a me, come carattere. Non mi vedo tanto come dirigente o procuratore», conclude Bonaventura.

Giacomo Bonaventura - Milanpress, robe dell'altro diavolo
Giacomo Bonaventura – Milanpress, robe dell’altro diavolo
Giovanni D'Avino
Giovanni D'Avino
Giornalista pubblicista dal 2016, sono praticamente nato con la passione per il giornalismo ed il calcio, soprattutto quello a tinte rossonere. Mi occupo di Milan dal 2012, attualmente sono Coordinatore di redazione di MilanPress.it e collaboro anche con il sito SportCampania.it.

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