Gabriele Gravina insiste per il ritorno dei tifosi negli stadi già dalle prossime settimane. Il numero uno della Federcalcio, insomma, non ci sta a chiudere la stagione così, con gli impianti a porte chiuse e l’eco di giocatori e allenatori che entra prepotentemente nei salotti dei tifosi. L’obiettivo, alla luce di quanto abbiamo vissuto in questi mesi, è ambizioso. Soprattutto se consideriamo l’eccezione che il Governo ha fatto per il calcio, pur di far ripartire la Serie A a tutti i costi. Tuttavia, ci sono due questioni che andranno affrontate con serietà.
Capienza. Il primo tema riguarda l’effettiva capienza degli stadi nella fase di transizione tra le porte chiuse e il futuro ritorno alla normalità. Gravina insiste affinché si ragioni su una percentuale del 25%. Nel caso di San Siro, ad esempio, significherebbe consentire l’accesso a circa ventimila persone ogni tre giorni. In che modo verrebbero garantiti i flussi? Come la metropolitana di Milano, dove da due mesi sono in vigore regole per il distanziamento sociale, potrebbe sopportare un impatto del genere? Il rischio è che con la sacrosanta voglia di accontentare i tifosi e dare un segnale di normalità si passerebbe con il derogare ad alcuni obblighi che oggi la stragrande maggioranza degli italiani prova a rispettare. Ergo: ci invitano ad evitare assembramenti e poi si creerebbero inevitabilmente per far entrare persone allo stadio?
Precedenze. Il secondo tema, invece, incrocia la questione degli abbonamenti. Se anche si trovasse il modo di far entrare ventimila tifosi a San Siro per una partita del Milan, chi potrebbe accedervi? Solo gli abbonati? E quali abbonati? Ci sarebbe una sorta di priorità tra chi ha un posto in tribuna rossa e chi in Curva Sud? Oppure verrebbero messi in vendita singoli tagliandi con buona pace di tutti? Prima di fare proclami, servirebbero buon senso e chiarezza. Esattamente ciò che spesso è mancato in Italia e, in particolare, nel mondo del calcio negli ultimi mesi.

