L’ex rossonero Andriy Shevchenko ha rilasciato un’intervista a La Gazzetta dello Sport in cui ha parlato anche del suo passato al Milan. Di seguito le parole di Shevchenko.
Shevchenko sulle date memorabili della sua esistenza sportiva
«Ricordo bene il giorno della prima convocazione nelle squadre giovanili della Dinamo Kiev, e quando ho giocato le prime partite in Champions contro Barcellona, Real, Bayern. Poi il passaggio al Milan e le grandi stagioni, la Champions vinta. E altri momenti eccezionali come la prima qualificazione dell’Ucraina per il mondiale, le gare con il Chelsea e la coppa d’Inghilterra vinta, l’Europeo in Ucraina. E il Pallone d’oro: terzo ucraino a vincerlo, motivo di grande orgoglio».
Sul Pallone d’Oro
«L’ho recuperato. È stato tanto tempo nel museo del Milan, poi l’ho portato in Ucraina. Con Blochin e Belanov abbiamo organizzato un giro intitolato: il quarto potrebbe essere tuo. Un modo per motivare le nuove generazioni in questi tempi difficili, per essere orgogliosi del passato e sapere di avere un futuro davanti».
Sulla scelta di Maldera ct dell’Ucraina
«Andrea era nel mio staff, conosce bene l’ambiente. Ha lavorato all’estero anche con De Zerbi, ma ha sempre tenuto d’occhio
l’Ucraina. E poi è ambizioso. Le condizioni difficili non cancellano le responsabilità che abbiamo verso il pubblico ucraino, perciò cercheremo nonostante le difficoltà di qualificarci a un grande torneo».
Su due immagini forti della sua vita
«La mia famiglia e il lavoro di beneficenza se penso all’uomo, i tre club nei quali ho giocato e la Nazionale se penso al calciatore. Alla Dinamo Kiev sono legato per tanti motivi, il Milan ha rappresentato un momento stupendo, ma anche al Chelsea ho avuto le mie soddisfazioni. E poi c’è l’Ucraina. Con la Fondazione della Federcalcio abbiamo lanciato un progetto di solidarietà per sostenere chi ha subito amputazio-ni, soprattutto in questi anni di guerra».
Sul fatto di essere stato apprezzato anche dai tifosi non del Milan
«Sono sempre stato regolare, non gioco con le emozioni degli altri, le capisco e le rispetto. Quando vincevamo con il Milan era bello fare contenti i nostri tifosi, però capivo anche l’amarezza degli altri. Nel calcio fra il successo e la sconfitta c’è una linea molto sottile e io ho sempre rispettato tutti. E sono una persona semplice, complicata per certi versi ma semplice. Forse per questo tanti mi hanno voluto bene».
Se segue ancora il Milan
«Il Milan è sempre nel mio cuore e sarò sempre suo tifoso. E anche l’Italia è sempre nel mio cuore, è la mia seconda patria. Non lo dico per fare piacere a qualcuno, ma perché è vero».
Sul momento del calcio italiano
«Non lamentatevi troppo, uscirete da questo momento. Apprezzate la vostra storia e pensate che avete tanto talento dentro, c’è soltanto bisogno di cambiare un po’ di cose e si riparte. Avete anche le persone giuste per farlo».



[…] Allora buon mezzo secolo, Sheva. […]