«Il Milan è nel mio cuore e io sarò sempre un suo tifoso». Forse basterebbe questo. Perché a cinquant’anni Andriy Shevchenko non ha bisogno di ricordare chi è stato per il Milan. Lo raccontano i gol, le notti di San Siro, il Pallone d’Oro, quel rigore di Manchester. Ma soprattutto lo racconta un legame che il tempo non è riuscito a scolorire.
Sheva è stato uno di quei calciatori capaci di diventare qualcosa di più di un campione. Per una generazione è stato il numero 7, la corsa verso la porta, l’eleganza e la ferocia, la certezza che prima o poi il pallone sarebbe finito dentro. E per tanti milanisti è rimasto semplicemente uno di famiglia.
Oggi compie 50 anni. E forse l’augurio più bello non riguarda il calcio. Pochi giorni fa, alla domanda su cosa desiderasse per questo compleanno, ha risposto con una sola parola: pace. Pace per la sua Ucraina, per la sua gente, per poter guardare al futuro con qualcosa di diverso dalla paura.
Allora buon mezzo secolo, Sheva.
Che i prossimi cinquant’anni possano restituirti almeno una parte della gioia che tu hai regalato a milioni di persone. Perché certi numeri 7 si stampano su una maglia. Altri rimangono addosso per sempre.
Tanti auguri, Andriy Shevchenko
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