C’è un Milan che lavora per il risultato e un Milan che lavora per il futuro: la rivoluzione silenziosa del settore giovanile

Le parole odierne di Massimiliano Allegri hanno fornito uno spunto di riflessione che spesso viene sottaciuto: «In estate rientreranno Camarda, Comotto, che con Gabbia, Bartesaghi e Torriani sono 5 giocatori del settore giovanile del Milan: è un buon lavoro, un fattore base per il futuro. Così altre risorse puoi metterle su giocatori più esperti che vai a comprare da fuori».

Quello del vivaio è un tema molto caro in via Aldo Rossi, soprattutto dopo le scelte prese negli ultimi anni, talvolta in controtendenza con il movimento calcistico italiano.

Vergine e Kirovski: chi mette le mani sul settore giovanile del Milan

Per dare forma a questa visione, il club si è affidato a un professionista d’eccellenza come Vincenzo Vergine e a un nome nuovo come Jovan Kirovski, introdotto da Zlatan Ibrahimovic. Il primo è responsabile del settore giovanile, il secondo gestisce Milan Futuro dal punto di vista dirigenziale: la loro collaborazione rappresenta la base del progetto che il Milan sta costruendo dal basso fino alla prima squadra.

Milan Futuro: Jovan Kirovski - MilanPress, robe dell'altro diavolo
Milan Futuro: Jovan Kirovski – MilanPress, robe dell’altro diavolo

L’obiettivo è chiaro: formare giocatori che possano diventare materiale per i grandi. Scontato? Solo in apparenza. Perché meno scontato è il metodo, che mette al centro la crescita del singolo all’interno del gruppo squadra, più che il risultato complessivo. Il principio è semplice: lavorare per il futuro significa accettare il rischio di non raccogliere risultati oggi, per poter cogliere frutti domani. In fondo, cosa resta di un campionato Primavera vinto? Cosa resta di una promozione in Serie C seguita magari da una retrocessione in D? La gloria, certo. Ma anche il compromesso sulla crescita del singolo.

Oddo e Renna: formatori ancor prima di essere allenatori

Alla luce di questo, diventano leggibili le scelte tecniche e organizzative. Massimo Oddo e Giovanni Renna stanno lavorando a tutti gli effetti come formatori di talenti, prima ancora che come allenatori. Lo ha spiegato chiaramente lo stesso Oddo dopo il pareggio interno con il Villa Valle: «In questa fase della mia carriera faccio questo. L’obiettivo principale è quello di far crescere i ragazzi e per farlo a volte bisogna saper rinunciare al risultato, dover rinunciare al risultato. Questo credo che sia l’aspetto da tenere più in considerazione, quello di capire bene qual è l’obiettivo di dove sei. Se sei un allenatore di una U23, non ti chiedono né di salvarti né di vincere, ma di far crescere i ragazzi. Se tieni ben presente il tuo obiettivo e decidi di accettare un ruolo, lo devi portare fino alla fine, essendo consapevole che i risultati contano relativamente».

L’età media più bassa, il rendimento futuro più alto

Partendo da questo presupposto, diventa naturale costruire rose tra le più giovani della categoria, come accade per Milan Futuro e Milan Primavera: la prima ricca di Under 21 (pur essendo una Under 23), la seconda piena di Under 18 (pur essendo una Under 20). Saltare gli step, mettere il giovane di fronte a giocatori più grandi, più esperti, più strutturati fisicamente: è così che il club rossonero lavora per creare nuovi Comotto, nuovi Camarda, nuovi Bartesaghi. Perché ogni talento ha un percorso diverso: ci sono quelli che emergono a prescindere dal contesto — come il primo citato, anche nello Spezia che lotta per non retrocedere — ma è aumentando il livello di difficoltà e concedendo spazio all’errore che cresce davvero la possibilità di formare un giocatore.

Milan Futuro: Massimo Oddo - MilanPress, robe dell'altro diavolo
Milan Futuro: Massimo Oddo – MilanPress, robe dell’altro diavolo

Eppure, le critiche non mancano. Ci si concentra sul fatto che Milan Futuro possa restare in Serie D, anche a causa del cambio di regolamento nei criteri di ripescaggio alla Serie C. Ma all’interno del club c’è serenità: non sarebbe un dramma mantenere l’attuale livello di campionato, anzi, potrebbe rivelarsi persino più propedeutico alla crescita rispetto alla Serie C, con le sue piazze, le pressioni mediatiche e i costi superiori. Per chi invoca una rivoluzione nel calcio italiano e denuncia da anni come nei settori giovanili si privilegi il risultato rispetto alla crescita, ecco un esempio concreto: il settore giovanile del Milan.

Nessuno nasconde problemi, ma la rivoluzione è imperfetta per definizione

Un modello non privo di problemi, ed è giusto sottolinearlo. Non si può dimenticare la gestione particolarmente discutibile di Mattia Liberali, sballottato tra prima squadra, seconda squadra e Primavera. Così come resta discutibile quella di Filippo Scotti, classe 2006 fermo da tre anni in Primavera nonostante un livello evidentemente superiore. Senza dimenticare il rischio di perdere profili promettenti come Alessandro Longoni o Simone Lontani, o quanto accaduto un anno fa con Samuele Pisati, passato al Como.

Le lacune esistono, talvolta anche per regolamenti che limitano il controllo delle società sui propri prodotti del vivaio. Ma questo non significa che il percorso intrapreso negli ultimi anni — sostenuto anche dal lavoro di oltre un decennio — debba essere denigrato per il semplice fatto che i risultati sul campo non arrivano. Perché la promozione in Serie C non arriva, o perché una salvezza in Primavera viene vista come il minimo sindacale.

Se si vuole davvero una rivoluzione, allora che rivoluzione sia. Ma non solo per i club: anche per chi osserva, giudica e racconta il mondo delle giovanili.

Milan: Puma House of Football - Centro Sportivo Vismara
Milan: Puma House of Football – Centro Sportivo Vismara
Daniele Minini
Daniele Minini
Giornalista pubblicista, appassionato di sport. 25 anni. Ho studiato lingue, sono laureato in Scienze della Comunicazione e frequento un Master in Giornalismo. Multitasking e sempre pronto a imparare.

3 Commenti

  1. […] Nel weekend abbiamo analizzato quella che è a tutti gli effetti la rivoluzione che il club ha voluto per il settore giovanile negli ultimi anni. Un cambiamento a tratti silenzioso, con un solo obiettivo: formare i giocatori per essere pronti alla prima squadra, non andare alla ricerca di risultati. Qui potete recuperare l’articolo in questione. […]

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