La leggenda rossonera Serginho è stato ospite insieme Davide Bartesaghi del quinto episodio di Off the Pitch, in cui ha risposto a diverse domande.
Serginho su Berlusconi
«Una persona spettacolare, ho avuto una grande fortuna a lavorare con lui, era sempre disponibile col gruppo, il milanista numero 1. Ho avuto questa fortuna di essere con lui nel momento vincente».
Sui suoi inizi
«Io facevo atletica, mi allenavo ma non mi ero preparato a diventare calciatore. Ero tifoso del Milan già in brasile, quando sono arrivato è stato come avverare un sogno. Arrivare a milanello e indossare la maglia rossonera, indossata dai miei idoli, è stata una delle più grandi emozioni della mia vita».
Su Dida
«Abbiamo giocato insieme anche prima del Milan. Lui è un fratello, non solo un compagno, ci conosciamo da 32 anni. Siamo ancora molto amici, è un piacere stare con lui».
Sull’aver detto che hanno vinto poco
«Eravamo molto forti, ma sia i calciatori che la società puntavano soprattutto sulla Champions League, il campionato era in secondo piano. Avremmo potuto vincere di più, alcune partite mi lasciano ancora un sapore amaro».
Su cosa gli lasciano i trofei
«La coppa è un qualcosa che resta nella storia, vederla ti ricorda il sacrificio, l’impegno, le vittorie. Nella vita vediamo sempre il finale, ma quello che c’è dietro è molto più importante, la gente non vede tutto il lavoro che si fa per essere in campo».
Sui ricordi
«La cosa che mi resterà sempre è il pre della finale con la Juventus. Il sogno di Galliani, di Berlusconi e di tutto il Milan era tornare a vincere in Europa, il desiderio di Berlusconi era tornare ad essere protagonista in Europa. Ci ha parlato mettendoci un po’ di pressione. Squadra? Eravamo un gruppo nuovo, la stagione è partita dalle qualificazioni. Ci fu una campagna acquisti importante dopo il preliminare».
Sul pallone d’oro
«Resta un premio individuale, ma non può essere vinto senza un gruppo che aiuta il giocatore ad esprimersi al meglio. Kakà ci ha regalato un orologio, anche Sheva qualcosa. Più belli questi che il regalo che mi fece Pippo (ride): mi ha chiamato e mi aspettavo chissà cosa per i tanti assist, poi mi ha regalato un salame (ride)».
Sul lavoro di Fondazione Milan
«Abbiamo insieme un progetto bellissimo: andiamo in giro per il mondo per fare cose benefiche, una cosa che ci fa molto piacere. E’ la conclusione di quello che abbiamo fatto, mi dimostra che quello che abbiamo costruito da calciatori ne vale la pena».
Su cosa gli manca più di San Siro
«La fascia sinistra, ma ogni tanto torno e me la godo».
Le domande rapide
Serginho ha poi risposto a una serie di domande rapide: «Più forte? Shevchenko. 3 caratteristiche per descrivermi? Velocità, crossatore, uno contro uno. Che compagno ero? Leader silenzioso. Avversario più difficile? Eh tanti, dico Figo, Ibrahimovic e Adriano. Emozione più grande? Ne ho un milione, diciamo le due Champions o il 6-0 nel derby. Compagno più simpatico? Pirlo o Gattuso. Più serio? Costacurta. Allenatore più severo? Zaccheroni. Preferito? Ancelotti. Cosa facevo per staccare? Stavo a casa.
Cosa avrei fatto se non il calciatore? Il velocista. Cosa avrei rubato a Bartesaghi? Le abilità tattiche. L’attaccante con cui mi trovavo meglio? Sheva».


