Scommesse Sportive Italia 2025: 23 miliardi di raccolta, quanto resta ai bookmaker e quanto finisce all’erario

Nel giro di pochi anni le scommesse sportive sono passate da nicchia per appassionati a uno dei pezzi più pesanti dell’intero gioco pubblico italiano: solo nel 2024, secondo le principali rilevazioni su dati ADM, la raccolta sulle scommesse sportive oscilla fra circa 19,8 e 22,8 miliardi di euro, con oltre quattro giocate su cinque concentrate sul calcio.

In pratica, ogni weekend di campionato si trasforma in un enorme mercato parallelo fatto di puntate singole, multiple, live e sistemi che viaggiano soprattutto online, visto che il canale digitale vale ormai più del settanta per cento del volume complessivo.

Numeri di questa scala creano spontaneamente una domanda precisa: se i giocatori versano decine di miliardi ogni anno, quanti di questi soldi tornano davvero indietro in vincite, quanti finiscono alle casse dello Stato attraverso le imposte e quale parte resta come margine ai grandi operatori che gestiscono piattaforme e agenzie. Le pagine successive servono esattamente a questo, mettendo ordine fra definizioni, percentuali e sigle tecniche per capire, con l’aiuto di dati ufficiali e stime trasparenti, come si scompone ogni cento euro puntato su una partita.

Dalla raccolta alla spesa reale

Per capire che cosa resta davvero sul tavolo dopo una stagione di giocate bisogna distinguere fra alcuni concetti che spesso vengono confusi. La raccolta è il totale delle puntate effettuate dai giocatori nell’anno; nel 2024, secondo le elaborazioni su dati Adm riportate dalla stampa specializzata, sulle sole scommesse sportive a quota fissa ha sfiorato i 19,8 miliardi di euro, di cui oltre 14,3 miliardi online, pari a circa il 72 per cento del totale.

Una parte consistente di questo fiume di denaro torna indietro ai giocatori sotto forma di vincite: è qui che entra in gioco il payout, cioè la percentuale della raccolta che viene restituita. Nel comparto online il payout 2024 delle scommesse sportive si è attestato intorno all’89 per cento, lasciando una spesa reale di circa 1,6 miliardi di euro, vale a dire ciò che gli utenti hanno effettivamente perso.

Se allarghiamo lo sguardo a tutto il gioco legale, nel 2024 in Italia sono stati giocati complessivamente 157,4 miliardi di euro, con vincite per 135,8 miliardi e una spesa netta di circa 21,5 miliardi, che rappresenta l’ammontare reale uscito dalle tasche dei cittadini.

Le scommesse sportive pesano quindi per una fetta non marginale di questa cifra, ma non si può leggere il fenomeno guardando solo alla raccolta. Dal punto di vista economico e fiscale contano soprattutto la spesa e il margine lordo che resta agli operatori dopo le vincite, perché è su questo margine che si applicano le imposte specifiche del comparto e da cui derivano i conti economici dei bookmaker. I numeri che vedremo nei prossimi paragrafi partiranno proprio da questa chiave di lettura, così da ricostruire in modo trasparente la traiettoria dei soldi dal momento della puntata fino alle casse dello Stato e alle voci di bilancio dei grandi gruppi.

Margini, tasse e trend del mercato

Una volta chiarita la differenza fra raccolta, vincite e spesa reale, la domanda successiva è come si dividono questi soldi fra Stato e operatori. Sulle scommesse sportive a quota fissa l’imposta non colpisce l’intera raccolta, ma il margine lordo, cioè la parte che resta dopo il pagamento delle vincite; è il cosiddetto gettito sull’imposta unica, che negli ultimi anni è stato ritoccato più volte al rialzo sia per il canale fisico sia per quello online, comprimendo ulteriormente la redditività percentuale delle piattaforme. In questo quadro il trend del mercato delle scommesse in italia mostra una dinamica particolare: i volumi giocati sono esplosi grazie alla spinta del digitale e delle giocate live, mentre il margine medio dei bookmaker è sceso dal quindici circa a poco sopra il dodici per cento, perché concorrenza, promozioni e payout sempre più generosi hanno eroso parte della redditività unitaria.

Se allarghiamo lo sguardo a tutto il gioco pubblico, i numeri ADM indicano che nel 2024 a fronte di oltre centocinquantasette miliardi di euro di raccolta lo Stato ha incassato poco più di undici miliardi di gettito, pari a circa il sette per cento del giocato complessivo, mentre alla filiera del gioco sono rimasti all’incirca dieci miliardi fra margini, commissioni e ricavi industriali. In termini semplici questo significa che, mediamente, su cento euro puntati nel circuito legale più di ottantacinque tornano ai giocatori come vincite, circa sette finiscono alle casse pubbliche e il resto remunera bookmaker, reti di vendita, fornitori di tecnologia e marketing. Nel segmento specifico delle scommesse sportive online, dove il payout sfiora spesso l’ottantanove per cento, gli operatori lavorano su margini ancora più sottili, compensati però da volumi in crescita costante; è proprio questa combinazione di flussi enormi e redditività percentuale in calo a rendere necessario un esame più approfondito dei modelli di business dei grandi gruppi che dominano il settore, tema al centro del prossimo paragrafo.

I grandi bookmaker e la concentrazione del mercato

Dietro i numeri macroscopici delle giocate ci sono pochi gruppi che si dividono quasi tutto il business. Lottomatica è oggi il punto di riferimento assoluto: il bilancio 2024 conferma una quota superiore al trenta per cento nel solo online italiano, con leadership anche nelle scommesse in agenzia e nel gaming fisico, mentre le più recenti comunicazioni finanziarie parlano di ricavi complessivi oltre 2,2 miliardi di euro e di un margine operativo in costante crescita, sostenuto dalla sinergia fra marchi storici come Lottomatica, Goldbet, Planetwin365 e Betflag.

Questo significa che, quando guardiamo ai volumi di gioco su calcio e altri sport, una parte molto consistente passa per i sistemi tecnologici e la rete di punti vendita riconducibili a un unico gruppo, con economie di scala importanti su tecnologia, marketing e gestione del rischio.

Accanto a Lottomatica si muovono altri colossi internazionali che usano l’Italia come uno dei mercati chiave. Flutter, proprietaria di Sisal e in fase di integrazione di Snai, ha chiuso il 2024 con oltre 14 miliardi di dollari di ricavi globali e un margine operativo superiore ai 2,3 miliardi, mentre Snai da sola ha generato nel 2023 circa 947 milioni di ricavi e 256 milioni di risultato operativo rettificato, con una quota online prossima al dieci per cento.

Entain, che controlla Eurobet, indica l’Italia come il terzo mercato per contributo ai ricavi del gruppo e parla di una crescita del sei per cento del fatturato da gioco nel 2025 tra online e retail, segno di una presenza ormai strutturale sul territorio.

Il quadro che emerge è quello di un settore dominato da pochi operatori con forte capacità finanziaria e tecnologica, che competono sul terreno delle quote, dei bonus, dell’esperienza digitale e dell’integrazione tra app e punti vendita fisici; una struttura industriale che aiuta a reggere margini percentuali in calo, ma che rende complesso l’ingresso di nuovi player pur in un contesto di volumi ancora in crescita.

trend del mercato delle scommesse in italia
trend del mercato delle scommesse in italia

Condividi

Più letti

Leggi anche
Milanpress