Il raduno di Milanello e i racconti da dietro le quinte

Poteva andare peggio. Poteva piovere.

Si è finalmente concluso il “primo giorno di scuola” a Milanello, stagione 2025/26. Anzi, basta utilizzare questo simbolismo da metà settembre. Il day one di Carnago dà i suoi giudizi in un pomeriggio caldo, da estate piena. È il 7 luglio d’altronde, è un lunedì da 30 gradi percepiti con tanta tanta umidità. Nonostante i fattori che avrebbero dovuto scoraggiare la tifoseria, i fedeli si sono presentati puntuali: poco più di 2000 persone hanno gridato il nome dei vari beniamini e, paradossalmente, hanno rinnovato il proprio amore anche dopo una stagione complicata. Se davvero vogliamo ripartire, cominciamo da questo segnale e trasferiamo il messaggio a San Siro. Milanisti uniti, per favore.

Dalle 16.00 in poi il centro sportivo è stato preso d’assalto da rossoneri pieni di fiducia. Ascoltando le varie interviste fatte, ci si accorge di una cosa: l’opinione pubblica è tutta per Max Allegri e per quello che rappresenta. E poi c’è qualcuno che, in maniera prevedibile, alza la voce quando si parla di obiettivi stagionali. Minimo? Lo scudetto. Bello eh, ma magari iniziamo a costruire mattoncino dopo mattoncino. L’anno scorso abbiamo invocato il tricolore e…diciamo che il karma ha punito malamente. E concludiamo qui il lato del popolo, la vera dinamo del calcio che vive di alti e bassi.

Ore 18.00. Tempo di vedere finalmente il motivo per cui tutta questa gente è arrivata nella campagna varesotta. Lo staff esce e installa sul campo esterno, quello utilizzato da Milan Futuro, gli attrezzi del mestiere. Qualche minuto dopo esce tutta la squadra. Boato esterno, ma poi subito silenzio. Serietà. Nel perimetro percorso con leggera accelerazione c’è tempo da parte degli spettatori di salutare i ragazzi ma di rispettare il loro impegno.

Lavori atletici e poi si prende il pallone. Che bello vederlo rotolare di nuovo dopo poco più di un mese, ma per chi fa questo mestiere non c’è tempo di fantasticare. È tempo di riprendere immagini e, se possibile, accogliere più nozioni su ciò che accade nel verde. E allora si guardano gli esercizi suddivisi in più tranche.

Tanta intensità. Non c’è egoismo e si cerca il tocco di prima. Contrasti? Quelli da partita vera. E recuperi difensivi, di quelli che storicamente piacciono al Mister. Allegri chiama, urla, ma soprattutto si intrattiene in colloqui individuali davvero interessanti. Pavlovic e Leao (sì tranquilli, è tornato a sorridere), su tutti, sono quelli che vengono richiamati di più. Non per cattiveria, ci mancherebbe. La loro crescita passa dall’ascolto.

Davanti alla dirigenza, compatta e attenta, c’è chi impressiona. Gabbia è un leader indiscutibile. Ricci, nome troppo scontato, sa gestire la palla quando scotta. Bondo non si frena nemmeno in amichevole, mentre Loftus-Cheek ha ripreso dei ritmi da non sottovalutare. Saelemaekers pimpante, sarà utile. E Fofana urla in campo, ma tantissimo: sicuri che verrà tenuto fuori nel nuovo centrocampo?

Dopo una partitella in cui non si è puntato al gol, tempo di stretching e poi dei saluti. Complimenti a chi è rimasto fino all’ultimo nonostante il cielo rannuvolato e minaccioso, giusto per poter abbracciare da vicino i calciatori. Si fanno le ore 20.00, si deve iniziare a scappare. I ragazzi rimangono con dei tifosi speciali, mostrando rispetto e serenità.

Il raduno 2025 non ha deluso per ciò che ha significato: rinascita. Nuovi stimoli, nuove idee, solita fedeltà (e anche di più). “Io non ti lascerò, sempre con te sarò. E non importa se io finirò nei guai, unico amore sei, non ti ho tradito mai“. Anche se il guaio rappresenta un diluvio. Ma come, all’inizio non abbiamo scritto che “poteva piovere“? Eh, vai a fidarti del meteo.

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