Undici giorni di lavoro contro una squadra pronta a iniziare il campionato. Bastava questo dato per capire che Celtic-Milan avrebbe detto poco sul piano del risultato e molto di più su quello delle intenzioni. Gli scozzesi debutteranno la prossima settimana in Scottish Premiership contro il Dundee, mentre i rossoneri sono ancora nel pieno della costruzione della loro nuova identità.
Per questo sarebbe un errore lasciarsi trascinare da giudizi affrettati. Le gambe sono pesanti, e si è visto, i meccanismi ancora incompleti, e si è visto anche questo, e il nuovo sistema di Ruben Amorim richiede tempo. Eppure, tra le inevitabili difficoltà, una prima indicazione è già emersa con chiarezza.
L’identità del Milan di Amorim si intravede: pressione alta e coraggio
Se c’è un aspetto che il Milan ha già assimilato da Ruben Amorim è l’atteggiamento. La squadra ha provato a essere aggressiva e a non farsi schiacciare dal possesso avversario, andando a prendere il Celtic nella sua metà campo. Lo si è visto durante l’intera gara, indipendentemente dal risultato.
È probabilmente questa la notizia migliore per il tecnico portoghese. Per assimilare questi principi serve soprattutto convinzione che sembra non essere mancata. Con una condizione atletica destinata inevitabilmente a crescere nelle prossime settimane, anche i tempi di pressione e le distanze tra i reparti potranno (dovranno) migliorare. Il primo mattone del nuovo Milan sembra essere stato posato: una squadra che vuole imporre il proprio ritmo e non limitarsi a reagire a quello degli avversari come nel recente passato.
La costruzione resta il cantiere più aperto
Se senza palla si sono intravisti segnali incoraggianti, con il pallone tra i piedi il lavoro da fare è ancora tanto. Soprattutto nel primo tempo il Milan ha faticato a uscire dalla pressione del Celtic, costruendo poco e affidandosi spesso a soluzioni imprecise. Non sorprende, sia per i pochi giorni di lavori che per le tante assenze in zone nevralgiche (centrocampo e trequarti).
Alcuni singoli hanno pagato questa fase di adattamento. Pavlovic è stato protagonista dell’errore in impostazione che ha portato al primo gol scozzese con il passaggio sbagliato verso Torriani, mentre Ricci è apparso ancora alla ricerca delle giuste geometrie davanti alla difesa, colpevole anche del retropassaggio che ha originato il secondo gol del Celtic. Errori evidenti, ma che vanno contestualizzati. Dopo appena undici giorni di lavoro sarebbe ingeneroso trasformarli in sentenze. Più utile, invece, osservare la direzione intrapresa: qualcosa dell’identità del Milan di Amorim inizia a vedersi. Adesso servirà tempo.


