Col nuovo modulo il Diavolo ha incassato un gol in quattro gare tra campionato e Coppa Italia. Udinese, Inter, Atalanta e Venezia le avversarie contro le quali è stato adottato questo schieramento, una short list in sostanza con squadre di alta, media e bassa classifica.
Abbiamo analizzato in queste settimane quanto generalmente sia una soluzione che abbia esaltato diversi singoli, specialmente in chiave offensiva, tuttavia si intuisce in alcune circostanze che sia ancora una condizione di work in progress.
Il cambio di sistema è qualcosa di perfettibile e ci sono 180 minuti di Serie A per migliorarlo. Immaginiamo che l’idea sia arrivare alla finale del 14 maggio con qualche automatismo in più e qualche aggiustamento in grado di aumentare l’efficacia sopratutto difensiva.
Una delle difficoltà palesate è stata l’assorbimento degli inserimenti senza palla dei centrocampisti avversari. Ederson ad esempio oltre al gol, ha goduto troppo spesso di libertà nell’attaccare gli spazi, e questo è principalmente dovuto al fatto che non era previsto nel piano partita che venisse seguito a uomo da un mediano.
In molte occasioni sia Reijnders che Fofana infatti appoggiano l’azione offensiva e questo rende più difficile il ripiegamento una volta che la palla è persa. L’efficacia dei mediani box to box è esaltata dalle prestazioni di McTominay per citarne uno dei migliori interpreti. Lo scozzese oggi è l’epitome del centrocampista completo.
È complesso giocare effettivamente da area ad area. Lo è ancora di più in un 343 rispetto ad un 352 perché in una centrocampo a due non può esserci alcun tipo di pausa negli scivolamenti difensivi e forse occorrente prevedere un Fofana leggermente più basso rispetto a Tiji.
Il dinamismo dei Ferguson, dei Fabbian e dei Pobega saranno una delle chiavi tattiche della finale di Coppa Italia. Capire come blindare la difesa e aiutare i tre centrali sarà uno degli aspetti fondamentali della sfida. Di fatto per il Milan ê quasi come fosse iniziata la preparazione alla gara.


