HomeEditorialeNazionale e Milan. Narrazioni diverse della stampa per storie (per fortuna) opposte

Nazionale e Milan. Narrazioni diverse della stampa per storie (per fortuna) opposte

Gli ultimi risultati della Nazionale italiana di calcio, da subito dopo l’Europeo in poi, hanno fatto venire a galla tutti i limiti strutturali di una squadra povera di talento e con grosse pecche in tutti i reparti. L’eccessiva riconoscenza del Ct. Roberto Mancini verso gli eroi di un anno fa, poi, non ha fatto altro che peggiorare ancor di più la situazione. Perché, se è vero che fino ad Italia-Spagna di Nations League ad ottobre, la Nazionale aveva battuto il record di sempre di match consecutivi senza sconfitte ed aveva trionfato all’Europeo giocando anche a tratti un ottimo calcio, è vero anche che dopo sono arrivati i pareggi contro Bulgaria e Svizzera, la clamorosa sconfitta contro la Macedonia del Nord che ci ha estromesso dal Mondiale per la seconda volta consecutiva e la figuraccia di ieri contro l’Argentina. Risultati che non possono passare inosservati e che dovrebbero invitare ad una serie analisi e riflessione. Visto che in Federazione e ai piani alti sembra che non sia successo nulla e tutti sono rimasti al proprio posto, nonostante la più grande umiliazione della storia della nostra Nazionale di calcio, la riflessione proviamo a farla noi, prendendo anche spunto dalle narrazioni che in questi mesi hanno coinvolto Milan e Nazionale in maniera spesso alquanto bizzarra.

Milan e Nazionale, narrazioni distorte per realtà opposte

Milan: Stefano Pioli (Photo Credit: Agenzia Fotogramma)
Milan: Stefano Pioli (Photo Credit: Agenzia Fotogramma)

Si è letto spesso in questi ultimi due anni, ultime due stagioni calcistiche, di quanto il Milan fosse stato miracolato, una sorta di nuovo Leicester, destinato a sgonfiarsi e con una forza troppo inferiore alle dirette concorrenti per l’alta classifica. Sia lo scorso anno, quando si è raggiunta la Champions League con il secondo posto conquistato all’ultima giornata, che in questa stagione appena andata in archivio, infatti, i rossoneri sono sempre stati accompagnati da scetticismo, risatine di schermo e una sorta di negazionismo palese sulla reale forza dei neo Campioni d’Italia. Il Milan era sempre quello più debole, destinato a sgonfiarsi, che non poteva competere con gli squadroni e Stefano Pioli era una sorta di Santone che stava compiendo miracoli su miracoli. Narrazioni che continuano a leggersi qua e là anche dopo la vittoria dello Scudetto. Stampa, addetti ai lavori e opinionisti che, però, ignoravano quanto la rosa rossonera, grazie all’immenso lavoro di dirigenza e Mister Pioli, stesse crescendo mese dopo mese, diventando sempre più forte e acquisendo sempre più valore. Il Milan è sempre stato in questi due anni quello che stava compiendo soltanto un exploit e stava palesemente “overperformando”. Discorso inverso, invece, veniva fatto per la Nazionale di calcio. La selezione azzurra, soprattutto dopo l’Europeo era diventata bella, bionda e con gli occhi azzurri. Alcuni calciatori erano diventati tutto ad un tratto dei fenomeni e Roberto Mancini il nuovo guru del calcio mondiale. La sconfitta con la Macedonia del Nord, e la contestuale estromissione da Qatar 2022, è passata in cavalleria come un episodio sfortunato e si è scelto di andare avanti così, ricordano soprattutto che qualche mese prima avevamo vinto l’Europeo e, quindi, restavamo ancora quelli là: alti, belli, biondi e con gli occhi azzurri. Ora, però, la domanda sorge spontanea (e per quel che mi riguarda è anche abbastanza retorica). Non è che si sia fatta un po’ di confusione e la narrazione sul Milan dovrebbe valere per la Nazionale e viceversa?

Campioni d’Italia con la Nazionale e rimpianti Milan. Le storie di Pessina, Locatelli e Cristante

Matteo Pessina
Matteo Pessina – MilanPress, robe dell’altro diavolo

Altro discorso, altra narrazione distorta e lontana dalla realtà è stata fatta sui tanti calciatori della Nazionale Campione d’Europa che sono passati per Milanello, ma su cui il Milan non ha creduto fino in fondo. Locatelli, Cristante, Pessina su tutti. La stampa ha criticato aspramente il Milan per non aver creduto su tre giovani promesse del calcio italiano, etichettati troppo presto come nuovi fenomeni. “Rimpianto Milan” era il commento che più volte si leggeva accostato ai tre che stavano rendendo grande l’Italia e venivano da qualche campionato discreto. Il Milan era diventata la squadra che non credeva nei giovani (udite, udite!), ma soprattutto che non li aspettava. Alla lunga, almeno fino ad ora, forse, e dico forse, dalle parti di Casa Milan ci hanno preso su tutta la linea, soprattutto puntando su Sandro Tonali, forse l’unico vero centrocampista di un certo spessore tra i quattro nominati. E poi c’è il discorso legato a Gigio Donnarumma. Lui, il portiere più forte al Mondo che avremmo dovuto rimpiangere per sempre e che ci sarebbe costato dai dieci ai quindici punti in classifica (in meno). Beh, sapete tutti come è andata a finire.

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