Un filo conduttore lega 15 dei 16 scudetti vinti dal Milan tra il 1950-51 e il 2010-11: la presenza, in mezzo al campo, di un regista di livello mondiale, capace di guidare la squadra sia tatticamente sia sul piano del carisma. L’analisi di Tuttosport.
In questa tradizione si inserisce oggi Luka Modric, arrivato al Milan come mezzala ma rapidamente trasformato da Massimiliano Allegri nel perno centrale davanti alla difesa. Nonostante l’età, il tecnico ha intuito che il croato potesse reinventarsi come playmaker arretrato, sfruttando la sua straordinaria visione di gioco e la capacità di leggere le situazioni.
I dubbi sulla tenuta fisica del croato sono stati smentiti dai fatti: 17 presenze su 17 in Serie A da titolare, con 14 partite giocate per intero. I numeri certificano il suo impatto, dato che Modric è primo tra i centrocampisti del campionato per passaggi tentati e completati, leader nei lanci lunghi riusciti e tra i migliori per passaggi chiave. Per quanto riguarda il contributo difensivo, conta ben 19 intercetti, i quali lo rendono uno dei migliori rubapalloni del campionato.
Il Diavolo, per ripartire dopo una stagione difficile, si è affidato a un leader capace di vincere e indicare la strada, come fecero in passato Liedholm, Schiaffino, Rivera, Ancelotti, Albertini e Pirlo. Quando i rossoneri hanno avuto un regista così, spesso hanno vinto lo scudetto.



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