Mentre si parla di tutt’altro, il Milan si gioca tutto in due partite

Per chi se lo fosse dimenticato: domani alle 12.00 il Milan si gioca una fetta enorme della propria stagione. Lo fa al Luigi Ferraris contro il Genoa. La penultima giornata di Serie A, in contemporanea con gli impegni di Napoli, Juventus, Roma e Como, tutte coinvolte nella corsa Champions, rappresenta uno di quei crocevia che dovrebbero catalizzare ogni attenzione possibile sui novanta minuti che decidono destini e bilanci. E invece, attorno al Milan, nell’ultima settimana si è parlato di tutto tranne che di questo.

Una settimana di chiacchiere dentro e fuori dal Milan

Si è parlato di equilibri di potere e lotte intestine, del braccio di ferro tra Ibrahimovic e Allegri, di dirigenti dati per già fuori dai giochi come Tare ancora prima di cominciare. Di altri, come Furlani, sospesi in una terra di mezzo, formalmente in discussione ma intimamente ancora aggrappati alla speranza di restare. Si è parlato di organigrammi e di strategie da scrivania. Tutto legittimo, certo, ma profondamente fuori tempo.

Perché il Milan ha perso cinque delle ultime otto partite. E nel frattempo la squadra si gioca tutto in centottanta minuti, tra Genoa e Cagliari. C’è un gruppo che da giovedì è chiuso a Milanello in ritiro, nel tentativo di isolarsi dal rumore esterno e ritrovare quella lucidità smarrita proprio nel momento più delicato della stagione.

Caos mediatico… voluto?

Viene allora da chiedersi se questa cortina fumogena mediatica non sia stata in fondo funzionale. Una precisa scelta, più o meno consapevole: spostare l’attenzione altrove, alleggerire la pressione sulla squadra e lasciare che il dibattito pubblico si consumasse su nomi, ruoli e scenari futuri mentre il gruppo provava a ricompattarsi lontano dai riflettori. Può essere una lettura plausibile e, se fosse così, sarebbe persino comprensibile. Quando una squadra arriva scarica e fragile al momento decisivo, proteggerla diventa quasi un dovere.

Resta però un punto impossibile da ignorare: troppo spesso negli ultimi anni il Milan ha dato l’impressione di vivere come se il contorno contasse più del contenuto. O meglio, come se la narrazione societaria avesse progressivamente preso il posto del campo, che per un club di calcio dovrebbe restare il centro di tutto. Lo sa bene Allegri, eroe fino a metà stagione, che da mesi ribadisce che la Champions potrà essere conquistata anche all’ultima giornata. Certo, non serviva mettere tutto questo impegno per farlo davvero.

Domani non conteranno le indiscrezioni, i retroscena o i giochi di palazzo. Non conteranno le suggestioni su chi comanderà domani. Conterà soltanto ciò che il Milan saprà fare oggi. Perché il campo, alla fine, presenta sempre il conto. E non c’è strategia comunicativa che possa rimandarne il pagamento.

Milan: Massimiliano Allegri (Photo Credit: Davide Casentini / IPA Sport / IPA via IPA Agency)
Milan: Massimiliano Allegri (Photo Credit: Davide Casentini / IPA Sport / IPA via IPA Agency)
Daniele Minini
Daniele Minini
Giornalista pubblicista, appassionato di sport. 25 anni. Ho studiato lingue, sono laureato in Scienze della Comunicazione e frequento un Master in Giornalismo. Multitasking e sempre pronto a imparare.

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