Dopo le responsabilità di Leonardo, stavolta la strada è quella giusta

Bisogna sempre diffidare di chi valuta il mercato di una squadra soltanto dall’altisonanza dei nomi o, peggio ancora, dai soldi messi sul piatto della serie “più si spende e più sono buoni gli acquisti”. Per giudicare compiutamente una campagna di rafforzamento, a mio giudizio, bisogna valutare il rapporto qualità/prezzo degli acquisti, il rapporto costo/convenienza delle cessioni e parametrare il tutto agli obiettivi sportivi della stagione. È normale che se si hanno a disposizione 200 milioni si possono comprare giocatori importanti con ingaggi altrettanto pesanti, ma bisogna raggiungere obiettivi di prima grandezza. Per questo motivo abbiamo più volte criticato la campagna acquisti della coppia Fassone-Mirabelli che a fronte di uno sbilancio acquisti/cessioni di quasi 200 milioni di euro ha ottenuto uno striminzito sesto posto in campionato e ha lasciato in eredità al Milan attuale solo due titolari, Kessiè e Calhanoglu, sulla bellezza di 11 acquisti estivi. Dopo aver etichettato come fallimentare il mercato dell’estate 2017, dobbiamo però riconoscere che anche l’anno successivo la campagna di rafforzamento divisa in due tranche, estate e inverno, ha portato a un esborso di 183 milioni e a un “delta” tra acquisti e cessioni di quasi 100 milioni. Nonostante questo ingente sforzo che ha ulteriormente appesantito il passivo di bilancio del club rossonero, la squadra ha solo sfiorato l’obiettivo Champions League piazzandosi al quinto posto.

Il punto di Ruiu: le colpe di Leonardo

Nella rosa attuale dei 7 acquisti più importanti di Leonardo dirigente è rimasto il solo Castillejo, che tra l’altro appare leggermente ai margini del progetto tecnico di Pioli. Su questo tema e sulle responsabilità di Leonardo nel dissesto finanziario del Milan di questi ultimi anni Cristiano Ruiu Tv ha dedicato un video di approfondimento in collaborazione con Milan Press. Veniamo ora al mercato della scorsa stagione, condotto tra estate e inverno dalla coppia Boban-Maldini. Qui i soldi spesi sono stati decisamente di meno, intorno agli 80 milioni, a fronte di cessioni effettuate per un incasso totale di 60. Dunque, con un delta di mercato di soli 20 milioni, la stagione scorsa ha portato a un sesto posto finale, esattamente come nell’anno di Fassone e Mirabelli, ma ha portato anche a porre le basi per il Milan attuale rivalutando alcuni giocatori che non avevano ancora raggiunto la loro massima espressione, appunto come Calhanoglu e Kessiè e introducendo alcuni elementi nuovi che fanno parte stabilmente dei titolari del Milan attuale, tra cui Kijaer, Theo Hernandez, Bennacer, Rebic, Leao e Saelemaekers. Oltre ovviamente a Ibrahimovic. L’unico vero e proprio flop del mercato della coppia Boban-Maldini si è rivelato Duarte.

Il punto di Ruiu: ora siamo sulla strada giusta

Dopo questo lungo excursus arriviamo dunque a stilare un bilancio del mercato di quest’estate, già anomala di per sé in ragione dei tempi ristretti dal post-lockdown e dei fondi a disposizione molto limitati. Due aspetti che nel caso del Milan sono stati ulteriormente acuiti dalla necessitá di cominciare prima la stagione a causa dei preliminari di Europa League e da una situazione di bilancio in “profondo rosso” sempre più profondo e sempre più rosso. Quest’estate il Milan sul mercato ha speso 51 milioni (consideriamo anche i 28 del riscatto di Tonali) e ne ha incassati 58. Dunque per la prima volta il delta è stato addirittura positivo, dopo che negli ultimi 3 anni la società rossonera aveva infilato approssivamativamente e rispettivamente un -200, -100 e -20. Questo è l’aspetto più importante, anche se i tifosi non ne saranno felici: per la prima volta il mercato non ha gravato sulle spalle del club, anzi le casse del club ne hanno tratto beneficio. Ovviamente non si può pensare che di fronte a un esborso così contenuto si riescano a comprare campioni di prima fascia. Nella migliore delle ipotesi si riescono a confermare quelli non ancora acquistati l’anno prima (Rebic, Kijaer e Saelemaekers), si riesce a perfezionare qualche prestito (Diaz e Dalot) e si prova a investire su giovani promesse con ingaggi contenuti (Tonali, Hauge e Kalulu). Le critiche le leggiamo già sui social e sui giornali: “non è stato un mercato da Milan”, “è mancato il botto finale”, “la panchina è corta”… Tutto vero e tutto giusto, ma bisogna mettersi d’accordo su che cosa sia “il mercato da Milan” e soprattutto su che Milan sia questo. Questo non è il Milan di Berlusconi che poteva permettersi di accumulare rossi di bilancio e strapagare ingaggi e cartellini pur di primeggiare in Europa e nel mondo. Questo è un Milan diverso, un Milan che deve provare a stare in piedi sulle proprie gambe perché non esiste più una controllante come Fininvest disposta a pomparci dentro miliardi e miliardi. È un Milan che deve provare a ricostruirsi sportivamente ed economicamente partendo dai giovani. Un Milan in formato Ajax, come l’ho definito dopo la terza vittoria su 3 in campionato. E per i tifosi del Milan non deve essere una vergogna, anzi deve essere un orgoglio e un motivo di fiducia per il futuro. Finalmente si intravvede un progetto, una linea guida. L’obiettivo di Maldini, Ibra e company è quello di far crescere una squadra giovanissima con la mentalitá “da Milan”. Quella non costa nulla ma è molto preziosa e negli ultimi anni, tra Milanello e via Aldo Rossi, si era smarrita. Quindi io promuovo in toto il mercato di Maldini di quest’estate. Un’estate in cui la dirigenza rossonera è riuscita a liberarsi di fardelli con alti ingaggi certi e qualità tecniche dubbie lasciati in eredità dalle precedenti gestioni, da Rodriguez a Silva, da Reina a Biglia, da Halilovic a Laxalt per finire con Paquetà. Un’estate in cui la dirigenza rossonera è riuscita a convincere Gazidis a confermare Ibra, perno irrinunciabile di questa crescita. Un’estate in cui la dirigenza rossonera ha aggiunto giovani da far crescere a un impianto già giovanissimo. Attenzione, con tutti i rischi che ne conseguono, perché lavorare con una rosa così giovane significa essere soggetti ad up&down per tutta la stagione e di certo non concede la possibilità di lottare per il primato. Ma sicuramente con un bilancio di mercato in attivo e una rosa ricca di potenziali plusvalenze anche un altro quinto o sesto posto non sarebbero un fallimento. Almeno stavolta il Milan non li raggiungerà spendendo 100 o 200 milioni. Se poi invece, con questo budget e questa rosa, si dovessero raggiungere traguardi più importanti in Italia e in Europa, allora potremo davvero dire che è tornato il vero Milan. Stavolta la strada è quella giusta.

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