Ad Udine è stata la seconda, ma a tutti è sembrato che Rabiot vesta la maglia rossonera da molto più tempo. Questo hanno detto le partite contro Bologna e soprattutto Udinese, entrambe giocate dal primo minuto senza conoscere sostituzione. Che Adrien fosse un fedelissimo di Allegri lo sapevamo, ma che riuscisse ad imporsi e farsi spazio nello scacchiere rossonero fin da subito, questo non era scontato.
Del resto, i numeri sono dalla sua parte. E dicono che il francese giganteggia in entrambe le fasi. In quella di non possesso, tra Bologna e Udinese spiccano i 15 duelli vinti, frutto di una fisicità importante, ma anche i 5 falli subiti, un ottimo metodo per far guadagnare campo e fiato. E sulle palle inattive avversarie, la testa dell’ex Marsiglia è sempre ben presente.
Da metà campo in su è il solito “cavallo pazzo” che abbiamo apprezzato alla Juventus e anche sabato sera, ad Udine. Quando Rabiot attacca lo spazio, buttarlo giù è dura. Così come leggere gli inserimenti alle spalle della linea difensiva, la chiave vincente che ha portato al secondo gol di Pulisic e al “quasi gol” proprio di Rabiot nel recupero di Udine. A tutto questo si aggiunge una qualità di passaggio spesso sottovalutata, dal punto che nelle prime due uscite la percentuale media di passaggi riusciti è dell’88%.
Tutte queste qualità fanno di Rabiot l’arma in più e ormai indispensabile di Max Allegri. A differenza degli altri centrocampisti rossoneri, Adrien è probabilmente l’unico in grado di eseguire entrambe le fasi in modo efficace. Se il buongiorno si vede dal mattino, il francese è destinato ad una stagione da assoluto protagonista.



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