Milan, tanti problemi e una domanda: dove sono finiti i giocatori chiave di Allegri?

In quello che si può ormai definire un vero e proprio crollo verticale degli uomini di Massimiliano Allegri, il Milan ha probabilmente toccato ieri sera il punto più basso della propria stagione e forse dell’intero progetto tecnico. Individuare con precisione le cause di una crisi così profonda non è semplice: il problema riguarda sì le prestazioni, ma soprattutto i risultati, ormai diventati la naturale conseguenza di una squadra che ha progressivamente smarrito le certezze costruite nel corso dell’anno.

La crisi del gruppo è anche la crisi dei top?

Da diversi mesi il calo di rendimento dei rossoneri è evidente. E se durante la prima parte di stagione il livello delle prestazioni non era comunque eccelso, il Milan riusciva quantomeno ad aggrapparsi al peso specifico delle sue individualità, capaci di trascinare il gruppo nei momenti più complicati.

Il caso più emblematico è quello di Christian Pulisic: il suo calo nel nuovo anno è sotto gli occhi di tutti. Complici anche i problemi fisici, l’americano non trova la via del gol dalla sfida casalinga di fine dicembre contro il Verona. Un digiuno troppo lungo per un giocatore che aveva fatto della continuità uno dei suoi punti di forza e che ora appare in difficoltà soprattutto dal punto di vista mentale.

Accanto a lui, anche Alexis Saelemaekers non riesce più a garantire quell’apporto che a inizio stagione era stato determinante, sia in fase difensiva che in quella offensiva. Il belga sembra essersi involuto sotto il profilo tattico e tecnico: aumentano gli errori, diminuisce la qualità delle giocate, e con essa viene meno quell’imprevedibilità che aveva rappresentato un’arma importante per il Milan.

Nel reparto offensivo, poi, è inevitabile soffermarsi su Rafael Leão. Al netto dei problemi fisici, come la pubalgia, e di un utilizzo spesso lontano dal suo ruolo naturale come quello da centravanti, il portoghese non ha mai dato la sensazione di poter essere realmente decisivo, se non a tratti. L’uscita tra i fischi nell’ultima gara è l’immagine più chiara di una stagione complicata, sua e dell’intero attacco rossonero.

Si potrebbero citare molti altri giocatori al di sotto delle aspettative, ma è inevitabile che anche lo stesso Allegri finisca sotto osservazione. Dopo essere stato a lungo uno dei punti di forza della squadra, il tecnico sta ora mostrando segni di incertezza: i continui cambi di modulo, dal 3-5-2 al 4-4-2, ne sono la dimostrazione più evidente. A questo si aggiungono diverse scelte tecniche discutibili, sia nelle formazioni iniziali che nella gestione complessiva delle partite, oltre a dichiarazioni che non sempre hanno contribuito a compattare l’ambiente.

Un altro aspetto da non sottovalutare è quello legato alle aspettative: aver progressivamente abbassato l’asticella, concentrando l’obiettivo esclusivamente sul quarto posto, potrebbe aver inciso, anche inconsciamente, sulla mentalità del gruppo. Una squadra che, forse, dentro di sé ambiva a qualcosa di più, ma che ha finito per perdere convinzione e ambizione nel momento decisivo della stagione.

In un momento così delicato della stagione, con le inseguitrici che hanno ormai accorciato sensibilmente le distanze, su tutte la Juventus, lo stesso Massimiliano Allegri ha più volte sottolineato nelle conferenze post partita la necessità di non lasciarsi travolgere dagli eventi e di preservare quanto di buono costruito fino a questo punto.

Eppure, la sensazione è che il Milan stia progressivamente perdendo il controllo della situazione: il vortice degli eventi si fa sempre più intenso e la squadra sembra incapace di opporre resistenza, finendo risucchiata in una spirale negativa da cui, al momento, fatica a riemergere.

Milan: Massimiliano Allegri (Photo Credit: Mattia Radoni / IPA Sport / IPA via IPA Agency)
Milan: Massimiliano Allegri (Photo Credit: Mattia Radoni / IPA Sport / IPA via IPA Agency)
Denis Fava
Denis Fava
Ragazzo nato nel 2001, appassionato di calcio e del racconto, sono laureato in Scienze della Comunicazione, con una specializzazione in Editoria e Giornalismo. Mi piace unire la passione per la narrazione a una formazione solida nel mondo dei media, con l’obiettivo di trasformare le parole e lo sport in strumenti di racconto e informazione.

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