Il Milan ha un enorme problema. Chiaro, chiarissimo e ormai impossibile da ignorare: non ha un attaccante. O meglio, numericamente forse ci siamo, ma la qualità è troppo poca per una squadra che ambisce a lottare ai vertici. L’inizio di stagione dei rossoneri sta raccontando una verità scomoda ma inevitabile: senza un centravanti affidabile, al Milan manca tutto o quasi.
Gimenez e Nkunku: due bocciature inevitabili
L’attacco rossonero è al momento composto da quattro giocatori che si giocano le due maglie che Allegri ogni settimana mette a disposizione. Dei quattro però, solo uno – per caratteristiche – è un centravanti vero. Santiago Gimenez. Gli altri sono Leao, Pulisic e Nkunku. I primi due, per meritocrazia, sono i titolari. Hanno numeri da centravanti ma non lo sono poi realmente. Il terzo è il vero what if della stagione del Milan. Ma forse anche qualcosa in più.
Entrambi sono stati prontamente bocciati prima dai tifosi e poi dagli addetti ai lavori e il bottino che pesa più di tutti sulle loro spalle è quello dei gol fatti in campionato: 0. Pochi i tocchi in area, poco il lavoro sporco e da attaccante, poca la qualità nella manovra e pochi ovviamente e soprattutto i gol. Uno a testa – nella stessa partita – in Coppa Italia non è quello che ci si aspettava e quello di cui il Milan ha bisogno.
Con un vero numero 9 il Milan sarebbe primo in classifica
È un esercizio semplice, quasi banale: il Milan si trova a quota 32 punti in classifica, a meno uno dalla capolista Inter. Con un centravanti vero dall’inizio del campionato, questa squadra avrebbe almeno 5 punti più.
Dalla sconfitta con la Cremonese alla prima giornata, al pareggio 0-0 contro la Juventus fino a quello di Bergamo e i tre 2-2 contro Pisa, Parma e Sassuolo. In tutte queste gare l’assenza del numero 9 si è sentita eccome. Partite giocate bene e non chiuse, punti lasciati per strada, qualche gol subito di troppo che sarebbe stato debellato da un guizzo di un centravanti che tutte le altre squadre anno ma il Milan no. Da sempre.
Un’anomalia lunga dieci anni: Milan, bomber cercasi
Ed è qui che nasce la domanda più inquietante: com’è possibile che il Milan, escluse le parentesi Ibrahimovic e Giroud arrivati comunque in età avanzata, conviva da oltre dieci anni senza un bomber da 20 gol? Da Van Basten a Inzaghi e Shevchenko, passando per i già citati Ibra e Giroud, nella sua storia il Milan ha sempre avuto i più grandi attaccanti. Ma da un po’ di tempo a questa parte che cosa è successo?
Scelte sbagliate, investimenti timidi, adattamenti forzati: il risultato è sempre lo stesso. Il gol è diventato un problema cronico. E nel calcio moderno, senza gol, non si possono costruire cicli vincenti. E Allegri lo sa bene. La sua idea di calcio ha sempre avuto bisogno di un riferimento offensivo, di un finalizzatore capace di capitalizzare il lavoro della squadra. Senza, anche il miglior impianto tattico perde efficacia. Con, anche le peggiori partite si possono sbloccare.
Gennaio e non solo: da Füllkrug alle occasioni estive
Il mercato di gennaio non potrà essere risolutivo, ma un intervento è obbligatorio. Il Milan si è già mosso, con Füllkrug bloccato, un profilo che garantirebbe presenza, esperienza e forse qualche gol (a dispetto delle zero reti realizzate in stagione come i suoi probabili predecessori). Non quella per il futuro, forse, ma una soluzione necessaria.
Guardando all’estate, però, si profilano occasioni ben più intriganti. Moise Kean e Dusan Vlahovic sono solo due dei nomi da cerchiare in rosso. Allegri li conosce, li ha valorizzati, sa come sfruttarli. Due centravanti veri, diversi tra loro ma accomunati da una qualità fondamentale: sanno fare gol. Il primo non sta vivendo un gran periodo con la sua Fiorentina. L’ultimo posto in classifica e i 2 gol fatti in 14 partite di campionato lasciano presagire un possibile addio a fine stagione. Il secondo è in scadenza di contratto e difficilmente rinnoverà con la Juventus.
E poi ci sono Mauro Icardi e Robert Lewandowski, due che non hanno bisogno di presentazioni. E anche loro potrebbero rappresentare un’occasione unica per il Milan tra qualche mese. Quantomeno per tornare ad avere in rosa un centravanti che possa definirsi tale. E che soprattutto abbia in carriera uno score di gol fatti che possano un minimo far sperare i tifosi. I nomi trattati (e comprati) finora non lasciavano presagire nulla di buono. E così è stato.
Il Milan deve smettere di cercare compromessi. Serve un centravanti vero, punto. A gennaio per tamponare, in estate per rifondare. Continuare a rimandare l’investimento importante significherebbe condannarsi a stagioni di rimpianti. Allegri ha bisogno del suo numero 9. Il Milan ha bisogno di tornare ad avere un bomber. Tutto il resto è contorno.



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