HomeEditorialeUnito, giovane, indomito: come si può non ammirare questo Milan?

Unito, giovane, indomito: come si può non ammirare questo Milan?

E’ un Natale bellissimo. A un tifoso rossonero, a memoria, non succedeva dal lontano 2011 di svegliarsi la Vigilia di Natale con la consapevolezza di essere lì, in vetta, davanti a tutti. Cugini compresi, che a pochi secondi dalla fine della leggendaria, pazzesca, godereccia partita di ieri sera si erano già fatti la bocca buona.

Sta tutto qui: questo Milan non muore mai. La vittoria contro la Lazio infatti non si limita a scolpire nella pietra il nome del Milan sulla prima riga della classifica, l’ultima prima della meritata sosta natalizia. Non si limita a creare un solco, profondissimo, tra la squadra di Pioli e il quinto posto momentaneamente occupato dal Napoli. Ma fornisce una risposta, chiara e definitiva, sulla credibilità e sulla forza mentale di questo gruppo: il Milan c’è, con Ibra o senza Ibra, se va sotto di due reti o se viene rimontato di due reti, se sono tutti a disposizioni o gravano tante assenze. Il Milan c’è, sempre.

Milan: Theo Hernandez – MilanPress, robe dell’altro diavolo

E al netto di quello che può essere il vero valore tecnico di questa rosa e dei singoli interpreti, è questo che rende l’impresa di ieri era, ma soprattutto la cavalcata cominciata a Lecce lo scorso giugno e non ancora terminata ancora più sorprendente, ancora più magica. Fuori il totem assoluto Ibra, accentratore di gioco e pressioni, i rossoneri erano attesi al varco. Da tutti, dai rivali ma anche dagli stessi tifosi rossoneri, i quali si aspettavano ad ogni modo il primo passo falso. Un passo falso che – nonostante i due gol di svantaggio con il Parma, la brutta prova di Genova, la rimonta subita ieri sera dalla Lazio – non è arrivato.

Consapevolezza. È questo l’ingrediente segreto, la parolina magica ripetuta tante volte da mister Pioli e che segna lo spartiacque tra il vecchio e il nuovo Milan. Se quello di prima sembrava quasi aver paura di vincere, quello attuale dimostra di avere voglia di combattere e soffrire e fa delle difficoltà e delle imprese il proprio pane quotidiano. Le vittorie aumentano l’autostima. Due parole – “vittorie” e “autostima” – che passano inevitabilmente da un nome, quello di Ibrahimovic. Perché Zlatan non ha portato con sé solo prodezze e concetto del lavoro. Zlatan, con la semplice fiducia in questa banda di giovinastri e la capacità di mettersi al loro livello, è riuscito in quello che nessuno era riuscito prima di lui: pompare l’ego di questi ragazzi, spingendoli a far cose che vanno anche al di là della loro immaginazione.

Milan: Hakan Calhanoglu - Milanpress, robe dell'altro diavolo
Milan: Hakan Calhanoglu – Milanpress, robe dell’altro diavolo

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