Disclaimer: non siamo cartomanti, ma semplici osservatori. Per questo motivo non pretendiamo di indovinare il futuro del Milan, ma vogliamo mettere in guardia sull’andamento della squadra e dei singoli che sta paradossalmente trasformando l’inatteso in consuetudine negativa.
Gli “errori da circo” commessi ieri sono gli ultimi di una lunga serie che prosegue dalla scorsa annata e non vede una fine. Perché è facile ricondurre tutto all’epoca Fonseca-Conceicao, ma qualcuno si ricorda la sistemazione dei parastinchi durante un’azione offensiva avversaria di Tomori nel Milan-Genoa del maggio scorso. Caso vuole che anche in quella gara ci fu un autogol di Thiaw: tu chiamale, se vuoi, coincidenze. Perché prima del pasticcio Maignan-Thiaw di ieri sera, ci sono gli orrori di Gabbia e Maignan contro Dinamo Zagabria e Feyenoord. E prima ancora gli uomini soli sul secondo palo (Lookman a Bergamo) o un altro autogol, sempre di Thiaw, all’andata contro il Torino. Per non parlare dei rigori di Firenze, dei cartellini rossi o delle insubordinazioni (“non eventi”). Il grottesco è abitudine.
Così come è abitudine la partita complicata e spesso con risultato negativo all’Olimpico Grande Torino: è possibile sapere quali fantasmi porta a galla quel terreno di gioco? O l’abitudine di attendersi un risultato non positivo quando avversarie perdono punti in una giornata. O l’abitudine a non infilare più di tre vittorie consecutive nell’intera stagione (tre, tre). O l’abitudine a non infilare più di 7 o 8 risultati utili consecutivi, cadendo al primo esame, che sia con Fonseca o con Conceicao. O l’abitudine ad imputare a questo o quello l’esito negativo di una gara, cercando un singolo colpevole. O l’abitudine nella polarizzazione dei commenti su una partita o una situazione, come se fosse sempre bianco o nero, come se fosse sempre Maldini o non Maldini. O l’abitudine a trovare tutto tristemente prevedibile, negli alti e nei bassi. O l’abitudine… ok, basta così. Ah, cosa stai diventando vecchio Milan…


