L’estate del Milan è stata un punto di svolta. Arrivi di un peso specifico rilevante, ritorni di cui si parlava da tempo e addii. Giocatori simbolo, colonne degli ultimi anni, hanno scelto – o accettato – di lasciare Milano per destinazioni che, sportivamente parlando, non appartengono proprio all’élite. Turchia, Grecia, Arabia Saudita. Paesi dove il calcio scorre a un ritmo diverso, proprietà che hanno lo scopo di far diventare “Paperoni” i nuovi arrivati dal passato rilevante in Europa.
Dal Milan all’esilio da Paperoni
È la fotografia di un calcio che cambia: dove il nome pesa più della prospettiva, dove la firma conta più dell’ambizione. Alcuni stanno trovando spazio e fiducia, altri faticano a ritrovare motivazioni e rendimento. Ma la sensazione comune è che, nel lasciare San Siro, abbiano chiuso un capitolo della propria carriera ad alto livello.
Allegri e Tare a colloquio con i nuovi
Il Milan potrebbe aver imparato una lezione preziosa: non basta il curriculum per garantire risultati. Troppo spesso il mercato viene interpretato come un album di figurine da riempire con il nome, senza chiedersi se quei profili abbiano ancora fame, mentalità e intensità per reggere la pressione di una maglia che pesa. Da giugno in poi le telefonate sono state fatte da Allegri e Tare in persona per farsi un’idea del profilo da far arrivare in rossonero.
Felix, Theo, Abraham, Calabria: come procedono le loro avventure
Guardando oggi le loro nuove avventure, il contrasto è evidente. Da protagonisti in Champions a sfide in contesti meno esigenti, da palcoscenici europei a tribune semivuote con persone quasi costrette ad esultare. Non c’è nulla di male nel fare scelte diverse -il calcio è anche vita, famiglia, equilibrio – ma per chi resta, la riflessione è inevitabile: forse è meglio investire su chi ha qualcosa da dimostrare, piuttosto che su chi ha già dimostrato tutto.
Joao Felix è a 8 gol in 9 partite e sta facendo quello che vuole dopo anni di estenuante attesa, Calabria cerca di riprendersi dopo partite giocate a basso livello, Theo è allenato da Inzaghi all’Al Hilal (già 4 gol per lui) e Abraham viene riempito di messaggi dai tifosi turchi del Besiktas sotto ogni post.
Modric l’eccezione: ha ancora fame di calcio
Poi, come in ogni circostanza, ci sono le eccezioni che fanno sempre piacere e Modric ne è un esempio concreto. Tutti vorrebbero benedire il giorno in cui ha firmato per il Milan. Il Pallone d’Oro vinto nel 2018 e il palmares spaventoso ottenuto a Madrid non fanno di lui un campione senza stimoli.
Ha guardato gli anticipi e posticipi della Serie A per farsi un’idea degli avversari che avrebbe dovuto affrontare, tutto questo perché ha ancora fame di buon calcio. Poteva andare dove gli offrivano di più, ma sta dimostrando di essere indispensabile anche a 40 anni.


