Nonostante il pareggio del Tardini lasci più rimpianti che sollievo, il Milan di Max Allegri sembra aver trovato, passo dopo passo, un nuovo punto di riferimento: Rafael Leão.
Il portoghese, nelle ultime settimane, pur tra qualche momento di discontinuità, sta mostrando un’evoluzione evidente: da talento incostante a giocatore capace di prendersi responsabilità e trascinare i compagni nei momenti chiave.
Ieri sera, contro il Parma, Leão si è assunto nuovamente l’onere — e l’onore — di calciare il rigore del momentaneo 2-0 rossonero nel primo tempo, confermando la sicurezza già mostrata dal dischetto contro la Fiorentina a San Siro. Ma al di là del gol, ciò che ha colpito è stata la sua continuità lungo tutti i novanta minuti: sempre nel vivo della manovra, sempre pronto a farsi trovare, con un atteggiamento che spesso in passato gli era mancato.
Al Tardini, il numero 10 ha offerto anche un contributo prezioso nel gioco spalle alla porta, proteggendo palloni difficili e permettendo alla squadra di salire. In assenza di un vero centravanti — complice ora anche l’infortunio di Gimenez — Allegri ha bisogno di un giocatore capace di occupare spazi centrali e garantire profondità.
È chiaro che Leão renda al meglio nella sua zona naturale, la fascia sinistra, dove può esprimere tutta la sua esplosività e fantasia. Tuttavia, ciò che oggi gli si chiede è un passo ulteriore: essere presente, continuo, determinante anche quando la squadra fatica. Contro il Parma ci ha provato, e anche se il risultato finale attenua l’impatto della sua prestazione, i segnali di crescita restano evidenti.
Le sfide che attendono il Milan dopo la sosta — a partire dal derby — saranno un banco di prova decisivo. Per la squadra, chiamata a ritrovare continuità, e per Leão, chiamato a confermare la propria maturazione non solo tecnica e tattica, ma anche e soprattutto mentale. Il Milan ha finalmente trovato quel leader che cercava da anni? Forse sì. E porta il numero 10.



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