Parlare di derby a Milano non è poi così raro. Non lo è da almeno 5 anni a questa parte, nei quali sono 20 gli incontri tra Milan e Inter tra Serie A, Champions League, Coppa Italia e Supercoppa Italiana (compreso il ritorno della semifinale). Il conto è presto fatto: una media di 4 stracittadine all’anno.
Ecco, quello di ieri sera è stato per svariati motivi, concedeteci l’espressione, il derby meno derby di tutti. E no, non è stata solo una questione di spettatori, nonostante sia stato il nono scontro con meno spettatori a San Siro tra le due rivali. Chi è stato al Meazza può testimoniare una sensazione strana, condivisa anche scambiando due parole con tifosi e addetti ai lavori: sembrava una partita come le altre.
Milan e Inter negli ultimi anni hanno abituato a battaglie di un altro livello agonistico, sia sul campo che come ambiente generale. Battaglie che hanno visto prevalere i rossoneri 5 volte e i nerazzurri 10, con quattro pareggi a completare (due dei quali nelle ultime due uscite). Sarà l’assenza delle coreografie, divenuta oramai una triste normalità, sarà la competizione “minore”, sarà il momento delle due squadre: hanno abituato talmente bene che il senso di inappagamento è quasi disarmante.
Anche sul terreno di gioco, a parte qualche screzio Leao-Bisseck e Jimenez-Carlos Augusto (e Acerbi), si è visto ben poco e fare bella figura è stato l’arbitro Fabbri, padrone di una partita corretta e senza alcun intoppo disciplinare. Il risultato non fa che confermare questa percezione anomala.
Non c’è dubbio del fatto che si trattasse di una gara d’andata e per questo motivo sia stata approcciata con meno tensione. Non c’è dubbio del fatto che una squadra avesse bisogno di riprendersi con un risultato positivo dopo l’ennesimo scivolone (Napoli) e l’altra pensasse a gestire le forze per un finale di stagione da protagonista. Persiste a suo modo, però, quel senso di insoddisfazione da parte dell’osservatore. Non è stata una gara da vorrei, ma non posso, bensì una gara da potrei, ma non voglio.
Un brodino a tratti insipido che ha rimandato tutto al 23 aprile, giorno del match di ritorno. Non verrà ripetuto lo stesso spartito, ci saranno nuovi interpreti e nuove motivazioni. Sarà forse vero derby, chissà.


