Derby, il grande ex: Zlatan Ibrahimovic, leggenda senza tempo e senza fine

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Per un calcio che è vissuto di bandiere e che oggi cerca quasi disperatamente il modo di crearne nuove, Zlatan Ibrahimovic è l’icona del percorso inverso. Un giocatore con colpi spaziali, con una mentalità e una determinazione fuori dal comune, che ha deciso nel corso della sua carriera di sposare svariati colori, senza prestare troppa attenzione a quelli vestiti in precedenza. L’esempio lampante è rappresentato da Juventus, Inter e Milan: i 3 club forse più iconici del calcio italiano che hanno offerto allo svedese la propria maglia. Tornato in rossonero nel gennaio 2020 all’età di 38 anni appena compiuti, vuoi per l’esperienza oramai acquisita, vuoi per le motivazioni che lo hanno animato (il Milan arrivava da un 5-0 subito), il fuoriclasse di Malmö ha scelto di ancorarsi a Milano e celebrare un matrimonio che ha portato i suoi frutti, ma per il quale non è ancora arrivata la luna di miele.

Bandiera, sì. In questi due anni, o poco meno, il numero 11 è diventato a tutti gli effetti l’immagine del Milan della rinascita, una bandiera. Se il club di via Aldo Rossi oggi è tornato ai vertici, ha ritrovato appeal (che intrinsecamente non ha mai perso) è merito anche, ma non solo, di Ibra. Gli infortuni lo frenano? Non c’è problema, il suo apporto lo dà nello spogliatoio, a Milanello quotidianamente. La squadra è cresciuta con lui, con il suo esempio e non è un caso se oggi i talenti stiano sbocciando anche, e soprattutto, sotto il punto di vista temperamentale. Quante volte nelle loro interviste si è sentito dire: «Zlatan è un esempio per quello che fa in ogni momento dell’allenamento, pretende sempre il massimo». All’estero il Milan è associato a Zlatan e Zlatan è associato al Milan: se non è bandiera questa…

Il ruolo. La rappresentazione della crescita di questo gruppo è data da delle situazioni, così diverse a distanza solamente di un anno. Nel dicembre scorso s’inneggiava alla Ibra dipendenza quando, per due gare, il Milan non riuscì a trovare il risultato pieno contro Genoa e Parma. In effetti mancava quel riferimento offensivo sul quale ripiegare nelle difficoltà. Le partite contro Juventus e Venezia di quest’anno sono simbolo di come la squadra sia riuscita ad andare oltre, a rendere il centravanti di peso non indispensabile. Merito di Rebic che ha sostituito lui e Giroud più che dignitosamente, merito di Pioli che è riuscito a trovare l’alternativa giusta.

Sull’altra sponda. In maglia nerazzurra 117 presenze e 66 reti, di cui 2 rifilate proprio ai colori rossoneri. Arrivò nell’estate 2006 dalla Juventus dopo lo scandalo Calciopoli e rimase per ben tre stagioni, condite da tre scudetti consecutivi. Fu protagonista in tutte, ma viene ricordato soprattutto per quel subentro a Parma nel secondo tempo, quando realizzò le due reti che regalarono il tricolore nella stagione 2007/08 all’Inter. Nell’estate 2009 volò a Barcellona in uno scambio diventato famoso poiché fece il percorso inverso Samuel Eto’o, uno degli artefici del Triplete. In Serie A con questa maglia ha una media di 0,65 gol a partita, poco meno di quella rossonera (0,68).

13. Sono i derby della Madonnina giocati da Zlatan Ibrahimovic, rispettivamente 8 con il Milan e 5 con l’Inter. Il bilancio è vicino all’equilibrio: 7 vittorie e 6 sconfitte, 3 delle quali negli ultimi 4 scontri da quando è tornato in Italia. Con la maglia rossonera ha segnato 6 reti in 6 derby di campionato contro l’Inter. Solo Gunnar Nordahl (11), Andriy Shevchenko (8) e Altafini (7) hanno segnato più reti con i rossoneri nel derby di Milano in Serie A.

Milan: Zlatan Ibrahimovic
Milan: Zlatan Ibrahimovic – MilanPress, robe dell’altro diavolo

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