Zlatan Ibrahimovic ha rilasciato una lunga intervista ai microfoni di Milan TV in occasione del giorno del suo 40° compleanno. Ecco le parole del fuoriclasse svedese.
“Mi sa che nel mese di ottobre sono nati tanti campioni e io mi sento uno di loro. Oggi Ibrahimovic è più completo, calmo, esperto e differente per il ruolo che ho in campo e fuori. Mi godo di più tutto a quest’età, perché non vado a mille all’ora e mi godo più le cose“.
Sui suoi piedi: “Grazie a questi piedi viene tutto. Vanno ringraziati quelli, perché senza quelli non avremmo avuto un tetto sopra di noi. Anche sul telefono della mia compagna ci sono i piedi, ha capito bene“.
Sul suo passato: “Penso che tutto quello che è successo e che sta succedendo deve succedere. Se dovessi tornare indietro, cambierei nulla. Mi sento perfetto così, credo che tutte le scelte che facciamo siano quelle giuste. Poi che vadano bene o meno sono parte della vita“.
Sugli auguri di Pato: “Questo mi stimola. Ogni volta che dicono la mia età e che sono vecchio mi stimolano. Mi fanno fare le cose per dimostrare che non sono vecchio. Grande Pato. Era un calciatore fantastico, completo. Mi dispiace per gli infortuni che aveva e non ha avuto continuità nel gioco. Quando stava bene era troppo forte. È uscito poco della sua qualità per colpa degli infortuni, non è qualcosa che puoi controllare. Ha fatto saltare i tifosi del Milan quando è arrivato. Abbiamo vinto lo scudetto insieme ed è una brava persona“.
Sul giocatore che lo ha fatto crescere di più: “Ho giocato con i migliori giocatori nel mondo. Quello che mi ha fatto diventare più bravo e forte è Patrick Vieira, perché non mi faceva mai sentire soddisfatto di quello che facevo, mi metteva pressione. Se parliamo di qualità, ho giocato con Ronaldinho, Messi, Xavi, Iniesta, Nedved, Trezeguet, Gattuso, Pirlo. Potrei stare qui ore a nominare, mi dispiace per quelli che non ho nominato, ma sono tantissimi“.
Dopo gli auguri di Gallinari, due parole sull’infortunio: “Durante il mio infortunio sono migliorato mentalmente, devi avere pazienza. Non ti esce adrenalina perché non sei in campo. Lavori in modo differente, più statico e più lento. Devi essere forte in testa per controllare i nervi e le emozioni“.
Sull’esperienza negli Stati Uniti: “Sono me stesso dal primo giorno a oggi. In America ho dato più io a loro che loro a me. Hanno visto qualcosa che non avevano mai visto. Tutti vogliono essere perfetti là, io andavo in giro come me stesso e dimostravo di poterlo essere. Mi manca un po’ il sole“.
Sul suo cambiamento: “Ogni giocatore cambia a seconda dell’età. Non posso giocare come 5/10 anni fa. L’esperienza ti cambia, conosci il gioco ancora di più, sei più maturo. Mi adatto al gioco per aiutare la squadra nel migliore dei modi, per questo gioco ancora. Riesco a tirare fuori il massimo da me. Amo allenarmi, quando vedo la squadra fuori voglio fare le stesse cose che fa la squadra, perché voglio essere l’esempio che non fa meno di loro. Questa è la mentalità e talvolta mi va contro, ma è grazie a questa che sono qua. Il 50% del lavoro è questo“.
Sugli auguri di Djokovic: “Grande Nole, un grande amico. Prima di tutto ha una testa dei Balcani. Quando esplodi fai bene, quando ti arrabbi resta in te e cerchi di fare il meglio possibile. Quando ti rilassi non sei allo stesso livello. Quando vedo lui è così ed è uguale per me. È completo come atleta. All’inizio la testa con poca esperienza non c’è, è normale. Ma crescendo dipende da te. Nole è come me, più completo di me come atleta“.
Sulla sua famiglia: “Quando ho conosciuto Helena e ha deciso di venire in Italia e vivere con me, il mio stile di vita è cambiato. Prima di lei era calcio in casa 24 ore su 24, poi sempre meno anche con la nascita dei miei figli. È importante staccare per l’equilibrio. È bello vedere il percorso da quando sono nati a oggi, sono ancora giovani e sto cercando di renderli indipendenti e più bravi possibili. Somiglianze con loro? Ognuno ha il suo carattere, non devono avere caratteristiche come gli altri. Il piccolo ha poca pazienza, il grande il mio fisico. Hanno molta fiducia“.
Sugli auguri di Capello: “Grande Fabio, è quello che mi ha massacrato più di tutti, mi ha cambiato totalmente nel modo di giocare e nella mentalità. Era un’altra filosofia, un’altra visione di gioco, un altro pensiero. Mi alzavo e mi massacrava, tutti i giorni così, non riuscivo a capire cosa voleva da me. Un giorno mi diceva che ero il numero uno, il giorno dopo un disastro. Mi dava benzina per voler dare di più. Volevo dimostrare sempre di più di essere il più forte di tutti. Mi ha fatto diventare quello che sono oggi, tutto è partito da lui. Mi ha fatto capire cosa serve fare per stare al top a questo livello. All’epoca ero alla Juve, c’erano troppi grandi campioni rispetto a quello a cui ero abituato. Poi mi sono convinto che il rispetto dovevo guadagnarmelo“.
Sul suo arrivo al Milan: “Non mi aspettavo niente di extra, rispetto a quello che doveva essere. Venire qua, giocare con campioni e vincere. C’era una cosa extra per come lavorava la società, era un altro modo di lavorare e di fare le cose. Tutto questo cresceva dentro di me, mi facevano sentire a casa. A Milanello ti senti a casa, sei a casa. Così è costruito il club, fanno sentire tutti i giocatori allo stesso modo, fanno tutto per farti star bene e dare il massimo“.
Sulla squadra: “Stanno bene, hanno grande voglia e sono tutti disponibili. Hanno fame di fare sempre di più. Quest’anno in campo c’è più equilibrio, più stabilità, più fiducia. Mi dispiace non riuscire a giocare, ma quando arrivo faccio paura“.
Sul clima a Milanello: “Ho un bel rapporto con tutti quanti. Sono qua per aiutare, perché quando arrivi a quest’età non c’è molto da dimostrare. Voglio dare il più possibile, se posso anche la dirigenza. Con Paolo ho un grande rapporto, ora fa il dirigente e sta crescendo anche in questo mondo. Ha fatto un grande lavoro, non è uno che fa qualcosa e si nasconde, si fa vedere. Ha una relazione con tutti i giocatori, tutti i giorni all’allenamento. Quando sei giovane, è importante questo approccio. In un club come il Milan c’è tanta pressione. Anche Ricky è qua tutti i giorni, mi dispiace per Ivan. Tornerà al 100%. Anche lui prima era sempre qua, era disponibile e parlava con tutti noi. Anche le persone fuori, come i giardinieri, sono tutte importanti“.
Sul suo futuro: “Prima devo giocare, poi pensiamo al secondo step. Voglio giocare il più possibile, non voglio lamentarmi e dire che potevo giocare ancora. Voglio dare tutto me stesso fino a quando non ce la farò più. Oggi mi sento ancora il più forte di tutti, posso portare risultati e soddisfare i tifosi, ringraziando tutti nel gioco. Poi se c’è un’opportunità, dipende dal club. Se è disponibile, noi parliamo, non è difficile. Lavorare nel Milan? Chi non vorrebbe. Io sono qua da un anno e mezzo e abbiamo creato un qualcosa di importante. C’è entusiasmo da parte dei tifosi, è una grande sfida. I tifosi notano tutto questo, mi dispiace non potessero entrare prima. Metà stadio ora sembra pieno, aspettiamo l’altra metà“.
Sulla sua mentalità: “Mai essere soddisfatto. Questo è quello che sto provando ad insegnare ai miei figli. Ciò ti porta al limite, tutto inizia in testa. Se hai questi obiettivi, puoi arrivare al massimo possibile. Quando vinco un trofeo, voglio vincerne ancora. C’è sempre spazio per un altro. Se uno è soddisfatto non deve continuare, un calciatore deve avere fame di volere di più. Se sei soddisfatto non ti svegli con l’energia giusta. Sono soddisfatto allo 0%, voglio fare ancora di più. E la mia aspettativa con gli altri è uguale, dai miei figli agli altri figli al Milan. Voglio camminare sul fuoco, perché così mi sento vivo. Quando hai le aspettative che ho io su di me non ti rilassi. Poi sarò fiero di quello che ho fatto“.
Sui suoi desideri: “Voglio continuare a giocare il più possibile e sentirmi vivo nel mio mondo, il calcio. Voglio continuare ad essere felice tutte le volte che calcio il pallone, che sento l’erba sotto ai miei piedi“.
Una dedica ai tifosi: “Voglio ringraziare tutti, perché mi fanno sentire importante, felice, a casa. Quando torno faccio paura e ne faccio saltare 80.000 ogni partita“.
Sui suoi segreti: “Non esistono segreti. L’unico segreto è lavorare duro, hard work pays off. Nel nostro mondo bisogna allenarsi per arrivare. La mia forza è nei miei capelli, non posso tagliarli, se no la perdo“.


