Galliani: “Affetto per il Milan immutato, esulto sempre. Maldini? Ha rifiutato tutti i ruoli. Donnarumma…”

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Adriano Galliani, amministratore delegato del Monza ed ex del Milan, è stato intervistato al Festival dello Sport di Trento dove si è espresso in merito a varie tematiche, alcune riguardanti il Monza, altre i rossoneri, sia del passato che del presente. Si riporti di seguito un estratto di quanto ha detto l’ex amministratore delegato del Diavolo.

Su Milan-Monza: “Il Duomo di Milano non è il mio, per quello di Monza ci vuole troppo. Il mio affetto per il Milan è immutato, esulto un po’ troppo perché faccio ancora il pazzo. Starò nel posto in cui sono sempre stato della tribuna autorità del Milan perché non mi sposto. Non esulterò, sono tifoso di entrambe. Ero tifoso del Monza da bambino, trent’anni non si dimenticano. Agli amici mando sempre tre cuoricini: bianco, rosso e nero. Domenica ero stato abbracciato molto a San Siro perché aveva perso la Juventus con noi e aveva perso l’Inter prima che perdessimo anche noi. Dico noi ancora… Per me non meritavamo di perdere. Io vivo il calcio così, dopo la Supercoppa del 2011, dopo aver vinto con l’Inter, leggo la Gazzetta e vedo che i tifosi erano pari allo stadio. In realtà avevamo due terzi noi. Chiamo Garlando e mi metto a urlare. Vivo così il calcio”.

Su Inzaghi e Van Basten: “Adoro Pippo, ma Van Basten e Pippo è un po’ diverso. Io Inzaghi lo prendo in giro… È l’unico giocatore al mondo che a un metro dalla porta ha tirato di piede e ha segnato di testa. Non aveva il talento per fare ciò che ha fatto, l’ha fatto perché è maniacale. Sa tutti i movimenti dei difensori. È il contrario di Ronaldinho ecc. Con studio, applicazione ecc ha fatto tutto. Dal limite non arriva in porta, penso abbia fatto un solo gol da fuori. È anomalo, ma è troppo forte mentalmente. Ha più merito lui. Non aveva il talento dei grandissimi, non aveva il talento di Van Basten, ma sono loro i due che si ricordano di più come centravanti i tifosi del Milan”.

Su Ronaldinho: “Lo picchierei. Di una classe infinita. Immenso, come Ronaldo. Gli unici due per cui andavo a Milanello e mi divertivo. Era troppo gaudente purtroppo. Fosse stato meno appassionato di musica, donne e birra, poteva giocare fino a 60 anni. La classe pura di Ronaldinho è unica. Se i brasiliani fossero applicati come gli europei avrebbero vinto tutti i Mondiali, invece solo cinque. Ma anche Rivaldo… Giocatori immensi, tutti un po’ vitaioli…”

Sui Palloni d’Oro del Milan: “Abbiamo avuto la buona sorte di averne otto. Secondo me però Van Basten è stato il più grande. Però tra i 10 su Baggio voglio raccontare una cosa. Aveva firmato con noi nel 90, poi arriva nel 95. È un rimpianto forte che ho. Mi sarebbe piaciuto. Poi era comunque un campionissimo, vinciamo lo Scudetto nel 96, ma mi dispiace aver perso cinque anni di lui. Gullit secondo me era una seconda punta più che un dieci. Poi gli allenatori hanno ucciso il 10 e sono diventati la seconda punta”.

Su Ancelotti: “Noi, quando il dottor Monti che era un grande medico, vide la radiografia del ginocchio di Carlo, disse che non poteva essere un calciatore e che sembrava un anziano. In campo era straordinario, ma per scendere dalla macchina in inverno faceva fatica. Sacchi ci disse che il ginocchio si può curare, ma la testa no. Ha insistito per prenderlo. La Roma l’ha ceduto perché pensava non ce la facesse. Si è dimostrato un giocatore e una persona meravigliosa, vincendo tutto. Rimane un grande rapporto. Poi sta due anni alla Juventus, arrivando secondo, ma veniva considerato un perdente. Lo consolavo dicendo che era l’effetto del Giubileo, visto che vincevano Roma e Lazio, a differenza del solito. Abbiamo parlato con Ancelotti il sabato prima di Torino-Milan e mi dice che avrebbe firmato col Parma lunedì mattina. Perdiamo a Torino, con Inzaghi che sbaglia il rigore. Infatti a Manchester avevo paura sbagliasse Sheva anche perché dietro c’era Inzaghi… Decidiamo di cambiare, convinciamo Ancelotti a firmare con noi invece che col Parma, andiamo a casa sua e faccio colazione con parmigiano e culatello per la prima volta in vita mia. Viene da noi, fa otto anni da noi. Il 1 luglio 2008 eravamo primi nel ranking europeo e con Kakà Pallone d’Oro, ultimo a vincerlo in Italia. E Ancelotti ci disse subito che Kakà era un fenomeno. E ad Ancona diventa subito titolare. Rui Costa era fortissimo e dopo 15 giorni mi chiama e mi dice che doveva andare via perché ha visto che Kakà era meglio di lui”.

Su Baresi, se ci sono state richieste indecenti: “Farina ha fatto tante cose che non andavano bene al Milan, ma da uomo di sport l’ha fatto in ambiti non sportivi. Poteva vendere Baresi e Maldini, già richiesti quando siamo arrivati, ma non l’ha mai fatto. Due lombardi cresciuti e rimasti da noi. Franco vince lo Scudetto della stella, resta in Serie B e non ha mai voluto andar via. Una cosa del genere non può più succedere. Una maglia diventata seconda pelle. Uno straniero non ha differenza a giocare nel Milan o nell’Inter… Noi avevamo una difesa lombarda più il Tasso, lombardo, ma arrivato a 20 anni. Discutevi sulle lire, ma non pensavi andassero via a zero”.

Sui colpi di Maldini, se è il nuovo condor: “Glielo lascio volentieri. Io non voglio più farlo. Non so chi mi ha dato il soprannome, forse è stato Nesta o Leonardo… Il condor è un uccello rapace che vive nelle Ande, ha un’apertura alare di tre metri. Quando vede una preda non muove le ali, plana in silenzio e prende la preda. Per quanto mi riguarda, condor nasce dal fatto che colpivo nell’ultimo giorno di mercato. Nell’estate 2021 l’ultimo contratto depositato è stato Marrone, alle 20:00:13, con me che ho fatto casino perché non volevano accettarlo. Non ha fatto gol tutto l’anno, ma l’ha fatto nei tempi supplementari di Pisa… Quest’anno sono sempre stato l’ultimo a depositare il contratto perché abbiamo finito la trattativa con Cairo per Izzo tardi, depositato alle 19:58, ecco perché condor”.

Perché Maldini non è entrato nel Milan con lui: “Il Milan con me aveva due figure, me e il Presidente. Gli ho offerto tutte le posizioni che non erano la mia. Non ha accettato e allora gli ho detto che non riuscivo a dargli il mio posto. Gli ho offerto tanti ruoli. Ha detto no. Forse è stato meglio che non siano successe per lui. A volte nella vita c’è un momento giusto in cui arrivare e andare via. È successo. Sta dimostrando di essere un grandissimo dirigente come un grandissimo giocatore. Sono felice, ci abbracciamo ogni partita, compresa l’ultima. È andata così, niente di male”.

Su Maldini: “Lui è il Milan, perché suo papà era il Milan. Voglio raccontare una storia romantica. Pensare che il papà nel 1963 a Wembley alza la Coppa dei Campioni e nel 2003, quarant’anni dopo, a Manchester, sempre in Inghilterra, la alza Paolo sempre da capitano, non è mai successo. All’inizio era il figlio di Cesare, poi Cesare è diventato il papà di Paolo invece. Quando siamo arrivati Paolo era in scadenza, come poi ricapitato e lo assisteva il papà. Veniva e chiedeva dei soldi, poi a volte non eravamo d’accordo. Però quando usciva mi diceva di stare tranquillo perché non l’avrebbe mai portato via. Ha preso la moralità dal papà. Maldini è il Milan, la saga dura da quando sono nato. Abbiamo ritirato la 3 e la 6, ma speriamo che la 3 venga indossata da un altro Maldini”.

Su Donnarumma: “Con lui ultimo trofeo. Supercoppa con la Juventus, penultimo rigore con parata incredibile di Donnarumma su Dybala e poi un ragazzino che non aveva mai tirato, calcia una sassata all’incrocio e vinciamo. Il merito è di Bianchessi, nostro dirigente del settore giovanile. Ci dice che è fortissimo, ma aveva già firmato con l’Inter, aveva già fatto provini e tutto, ma faccio un putiferio e lo portiamo da noi. Fino a 14 anni giocano solo quelli della regione, a 14 anni lo portiamo, a 16 fa l’esordio in Serie A e agli Europei è stato considerato il miglior giocatore, non miglior portiere”.

Galliani Monza

 

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