Se c’è una lezione che il Milan ha imparato dalle ultime stagioni, è che il calcio moderno non lascia spazio alle mezze misure. Dopo l’ennesima rivoluzione societaria e tecnica, il club rossonero sembra destinato a intraprendere una strada sempre più internazionale, affidandosi a uomini di calcio provenienti da paesi ed esperienze diverse.
Al centro del progetto resterebbe la figura ambigua di Ibrahimovic. Lo svedese, pur non ricoprendo formalmente il ruolo di amministratore o direttore sportivo, sembra essere destinato ad avere un’influenza crescente nelle decisioni strategiche del club, fungendo da collegamento tra proprietà, area tecnica e squadra.
Se da un lato Ibrahimovic vuole più poteri, dall’altro un uomo di calcio come Rangnick ha imposto il suo dictat: controllo totale dell’area sportiva, in primis dalla scelta dell’allenatore, la gestione del settore giovanile e carta bianca sul mercato, pretendendo, inoltre, l’assenza di interferenze dall’esterno nelle decisioni. Un pugno duro sicuramente forte ma inevitabile, utile per far capire a Cardinale come lavorare nel modo corretto: poche teste, ma buone.
Per la panchina, il nome che raccoglie sempre più consensi è quello dell’austriaco Glasner. Dopo gli ottimi risultati ottenuti in Inghilterra, il suo profilo risponde perfettamente all’allenatore ricercato dalla proprietà: calcio aggressivo, organizzazione tattica moderna, valorizzazione dei giovani e mentalità europea. L’eventuale arrivo di Glasner rappresenterebbe una netta rottura con la tradizione degli ultimi anni e l’inizio di una nuova identità tecnica.
Sul mercato, il Milan sarebbe meno legato ai nomi altisonanti e più orientato verso profili funzionali. Giovani talenti, prospetti da far crescere e calciatori già abituati a sistemi di gioco ad alta intensità diventerebbero le priorità. Non sarà da sottovalutare il mercato in uscita: tra partenze di lusso come Leao e giocatori rientranti dai prestiti, il Milan spera di avere un bottino sufficiente per poter ricostruire la rosa, soprattutto nei punti nevralgici, come l’attacco.
La filosofia sarebbe chiara: creare una squadra internazionale, selezionando profili esperti e giovani talenti. Un Milan che non rinneghi necessariamente la propria storia italiana ma che guardi al modello dei grandi club europei, dove conta soprattutto la qualità delle idee e non il luogo di provenienza.
Per molti tifosi sarebbe una trasformazione radicale. Per la proprietà, invece, potrebbe essere l’unica strada per riportare il Diavolo ai vertici del calcio continentale.


