Donadoni: «Il segreto del grande Milan? Professionalità e rispetto verso tutto ciò che si faceva. Berlusconi…»

Sono passati 40 anni da quando Silvio Berlusconi planò con i suoi elicotteri sull’Arena di Milano e presentò il suo primo Milan. Il primo grande colpo? Roberto Donadoni, acquistato dall’Atalanta mesi prima. Era il luglio 1986 e l’ex giocatore rossonero ricorda a SportWeek, rivista della Gazzetta dello Sport, quei momenti.

Donadoni ricorda la presentazione del primo Milan di Berlusconi

«Una presentazione realizzata in quelle modalità… Non le nascondo che, insomma, anche tra di noi c’era quel sano dubbio di chi dice ‘se le cose non andranno bene, le prese in giro si sprecheranno’. Invece poi tutto è andato nella maniera giusta, anche se quella è stata una stagione non semplice, con lo spareggio con la Samp per qualificarsi in Europa. Ma da lì in poi le cose andarono nel modo migliore. Certo che quel giorno, anche chi era al Milan già da tempo, rimase stupefatto, però l’inizio faceva capire a tutti che Berlusconi aveva il suo progetto. Non ci faceva mancare nulla, cercando di programmare ogni singolo particolare per far sì che ognuno di noi potesse esprimersi al meglio senza avere attenuanti».

Donadoni svela i segreti del grande Milan: «La grande professionalità, il rispetto verso tutto ciò che si faceva e nei confronti di chi ci metteva nelle condizioni di operare al meglio. Dal punto di vista umano mi porto dietro un’esperienza ancora superiore ai risultati del campo. Penso sia un aspetto impagabile».

Sui momenti più belli e più difficili vissuti in rossonero

«La prima Coppa Campioni che abbiamo vinto, nell’89, è stata qualcosa di unico: dà la misura di un traguardo vissuto e centrato per la prima volta e quindi è quello alla quale si rimane un po’ più affezionati. I momenti difficili non sono necessariamente legati alle sconfitte. Sia i successi, sia le mancate vittorie sono un motivo di crescita: se vinci una Champions non è che le cose diventino più semplici, anzi, tutti vogliono misurarsi e dimostrare che sono meglio di te e ti spingono a dare ancora di più. Le difficoltà che ho vissuto nella mia carriera sono sempre state legate ai rapporti umani. Fin quando il rapporto è stato onesto, leale e corretto io non ho mai avuto difficoltà, anche se poi magari giocare bene o stare fuori fa differenza».

Sul mancato ritorno al Milan negli anni: «Ci sono state delle circostanze che però non hanno coinciso con le esigenze reciproche, e anche se non nascondo il fatto che mi sarebbe veramente piaciuto poter avere questa opportunità, penso che quando il presidente di un club così importante prende delle decisioni che ha il diritto di prendere non si possa fare altro che adeguarsi, con rispetto».

Daniele Minini
Daniele Minini
Giornalista pubblicista, appassionato di sport. 25 anni. Ho studiato lingue, sono laureato in Scienze della Comunicazione e frequento un Master in Giornalismo. Multitasking e sempre pronto a imparare.

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