Milan, cronaca di una settimana amara: tra obbiettivi non centrati, addii, rifiuti e una paralisi procedurale ormai evidente

Se dovessimo descrivere l’ultima settimana a un tifoso rossonero che ha, metaforicamente, battuto la testa dovremmo dire che abbiamo trascorso una settimana amara. La stagione del Milan, infatti, si è conclusa con la sconfitta, deludente e inaspettata, contro il Cagliari. Una partita che doveva servire per chiudere la stagione in Champions League e per pianificare al meglio il futuro, si è di fatto trasformata in una trappola: il Milan ci è cascato con entrambi i piedi.

Sì perché con la sconfitta contro il Cagliari, i rossoneri hanno perso il treno per la Champions e saranno costretti a giocare in Europa League. Giocare una o l’altra competizione fa tutta la differenza del mondo: con la Champions gli introiti sono superiori, con l’Europa League, invece, inferiori.

Mentre il resto della Serie A si muove, programma, cambia, costruisce, il Milan sembra essersi trasformato in una gigantesca sala d’attesa.

A inizio settimana ci sono stati gli adii, in un certo senso prevedibili: Tare, presentato come l’uomo chiamato a ricostruire una struttura sportiva credibile, non farà parte del Milan 2026/27. Cardinale ha voluto prendere le distanze anche da Furlani che non ha convinto dal punto di vista lavorativo.

E poi c’è Allegri: come è arrivato se n’è andato ed è emerso che, ancora prima della fine del Campionato, avesse già avuto contatti avanzati con il Napoli. Arrivato la scorsa estate, sembrava essere la figura destinata a rappresentare la svolta ma è diventata, invece, parte di una stagione comunque deludente sotto tanti punti di vista, a partire dal gioco.

La sensazione, per l’ennesimo anno, è quella di una società che continua a cambiare uomo senza riuscire a cambiare metodo, limitando sempre il tempo di lavoro.

Anche sul fronte allenatore il copione è lo stesso: tanti nomi per il dopo Max, indiscrezioni, contatti, smentite e rifiuti. Iraola, del Bournemouth, ha detto ‘no, grazie’, soprattutto se il budget per il mercato è un terzo di quello del Crystal Palace; Anche Xavi, ex Barcellona, non sembra essere particolarmente convinto. Entrambi, quindi, per motivi diversi hanno fatto capire che il Milan di oggi non rappresenta più quella destinazione tanto ambita che per decenni aveva esercitato un fascino quasi automatico.

Un tempo era il Milan a scegliere, oggi è il Milan che deve convincere: colpa, solo ed esclusivamente, di una società che non è in grado di trasmettere, in primis anche ai calciatori, ciò che significa indossare la maglia del Milan. 

La cosa più sorprendente della settimana, però, non sono stati gli addii o i no ricevuti, bensì il silenzio. Cardinale si è impegnato a parlare con qualche giornalista selezionato, senza rilasciare dichiarazioni post partita o addirittura in settimana davanti a tutti i giornalisti e tifosi. La società, di fronte al calore dei tifosi, risponde con il silenzio.

Il Milan arriva da una stagione fallimentare sotto ogni punto di vista. Fuori dalla competizione che conta, senza una vera identità tecnica, con una rosa che necessita di interventi profondi e con diversi leader in bilico. In qualsiasi altro contesto si parlerebbe apertamente di rifondazione, a Casa Milan, si vorrebbe rifondare, ma bisognerebbe rifondare dalla radice.

Ancora una volta, quindi, si partirà da zero, con un ritardo sulla tabella di marcia: bisognerà decidere chi partirà, chi resterà, chi deciderà i giocatori, chi sarà l’allenatore.

Il problema non è rifondare, ma farlo sempre sì e mentre gli altri programmano il futuro, il Milan continua a discutere da dove e da chi ricominciare.

Milan: Massimiliano Allegri (Photo Credit: Davide Casentini / IPA Sport / IPA via IPA Agency)
Milan: Massimiliano Allegri (Photo Credit: Davide Casentini / IPA Sport / IPA via IPA Agency)

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