Se il Milan, a inizio stagione, pensava di essersi lasciato alle spalle la contestazione dei propri tifosi, oggi la realtà racconta tutt’altro. Si è tornati esattamente al punto di partenza.
Al termine della scorsa stagione la tifoseria rossonera era furiosa con la società, accusata di non avere una reale ambizione sportiva e di trattare il club come una semplice azienda da amministrare sul piano del marketing, trascurando però i risultati del campo.
La protesta aveva radunato migliaia di tifosi davanti a Casa Milan, dove dirigenza e proprietà erano finite nel mirino in maniera tutt’altro che morbida. In risposta, il club ha deciso di affidarsi a due figure riconosciute e competenti come Igli Tare e Massimiliano Allegri.
Scelte importanti, certo. Ma evidentemente non sufficienti.
Mercato, dubbi e una frattura che resta
Se l’idea era quella di placare definitivamente il malcontento, il piano non ha funzionato. La percezione, dall’esterno, è che il modus operandi non sia mai realmente cambiato e alcune operazioni di mercato continuano ad alimentare dubbi.
Due esempi su tutti: gli arrivi di Jashari e Nkunku. Operazioni economicamente molto pesanti – circa 80 milioni complessivi – che, secondo quella che è la percezione generale, rispecchierebbero più la visione dell’amministratore delegato Giorgio Furlani che quella tecnico-tattica di Allegri e Tare.
Una cifra importante nel mercato attuale, che forse avrebbe potuto essere investita diversamente o, magari, per soddisfare richieste più specifiche dell’allenatore. Davanti ai microfoni, però, Allegri ha sempre mantenuto la sua consueta poker face. Nessuna polemica pubblica, nessuna lamentela, anche per proteggere un gruppo che già viveva una situazione delicata.
Almeno questa è la sensazione che filtra dall’esterno.
Milan, il nodo resta sempre lo stesso
A rendere il clima ancora più pesante ci ha pensato anche un episodio social che ha fatto discutere: un like – poi rimosso – di Tare a un post Instagram di Sportitalia che riportava le dichiarazioni di Fedele Confalonieri contro l’attuale proprietà rossonera, accusata di non voler vincere e di non voler avere rapporti con Furlani.
Screen che nel giro di poche ore ha fatto il giro del web, alimentando ulteriormente la polemica tra i tifosi.
Nel frattempo continua a crescere anche la petizione contro l’attuale amministratore delegato: oltre 20.000 firme raccolte e una nuova contestazione annunciata dalla Curva Sud nel pre-partita di Milan-Atalanta.
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Il clima, di fatto, è tornato quello di un anno fa. Con una differenza ancora più dolorosa: dall’altra parte del Naviglio l’Inter festeggia il ventunesimo scudetto. E qui nasce la vera domanda. Se Oaktree e RedBird hanno modelli di gestione economicamente simili, perché da una parte si vince e dall’altra no?
Per rispondere bisogna tornare al 2023, quando Paolo Maldini e Frederic Massara vennero allontanati dalla nuova gestione guidata da Cardinale e Furlani. Da lì, secondo una larga fetta della tifoseria, si è consumata la rottura definitiva. La convinzione di molti è che siano stati allontanati perché considerati troppo ingombranti, troppo orientati al risultato sportivo.
Da quel momento l’attrito è cresciuto fino a esplodere definitivamente.
Per questo, oggi, molti tifosi sintetizzano tutto con un concetto molto semplice: il problema non sarebbe chi possiede il Milan, ma chi lo gestisce. Da una parte Marotta, dall’altra Furlani. E i risultati, nel bene e nel male, sono sotto gli occhi di tutti.
E adesso cosa succede?
Comunque vada, a fine stagione qualcosa potrebbe cambiare tra area tecnica e amministrativa.
L’addio di Furlani, però, appare complesso nell’immediato. Come spiegato dall’avvocato Felice Raimondo sul proprio profilo X: «Un AD uscente deve prima chiudere e firmare il bilancio dell’esercizio di competenza. Eventuali novità, se ci saranno, arriveranno solo nel prossimo autunno 2026».
Molti parlano di un imminente cambio di CEO al Milan, ma la prassi aziendale e i precedenti (Gazidis a fine 2018, Furlani a fine 2022) dicono altro. Un AD uscente deve prima chiudere e firmare il bilancio dell’esercizio di competenza. Eventuali novità, se ci saranno (e non è…
— Felix (@FeliceRaimondo) May 6, 2026
In definitiva, è dovere e diritto del tifoso protestare, ma al momento un cambiamento nel senso da loro richiesto appare molto lontano. Sembra sempre più probabile che a fine stagione (ammesso e non concesso che arrivi la qualificazione alla prossima Champions League) possa scoppiare un nuovo terremoto societario, l’ennesimo dell’era Cardinale.



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