L’ultima alla Scala di Romagnoli: l’addio silenzioso di un capitano sfortunato

Milan: Alessio Romagnoli e Mike Maignan (Photo Credit: Agenzia Fotogramma)
Milan: Alessio Romagnoli e Mike Maignan (Photo Credit: Agenzia Fotogramma)

Alessio Romagnoli e Franck Kessie. Sono gli ultimi due superstiti del vecchio Milan. Quello che a stento riusciva a qualificarsi in Europa League, quello che per anni ha vissuto in un incubo, tra cambi di proprietà, allenatori che saltavano come i birilli e stagioni fallimentari. Domenica alle 18, a meno di clamorose sorprese, andrà in scena l’ultimo atto, il “The End” sulla loro avventura in rossonero.

Soprattutto per l’attuale capitano, però, potrebbe essere un addio triste, ma soprattutto un addio silenzioso e che passa un po’ in sordina. In scadenza di contratto a giugno, Romagnoli non ha ancora trovato l’accordo per prolungare la sua esperienza al Milan e, dal 23 maggio, sarà libero di pensare ad una nuova avventura altrove. Domenica, in un San Siro stracolmo e con un sogno nel cuore, potrebbe salutare i suoi (ormai ex) tifosi, ma soprattutto quelli che lo sono stati per sette lunghi anni.

Romagnoli, l’arrivo e la fascia da capitano

Arrivato nell’estate 2015 per quasi 30 milioni dalla Roma, Romagnoli era stato voluto fortemente da Sinisa Mihajlovic ed è stato uno degli ultimi acquisti (sicuramente l’ultimo superstite insieme a Davide Calabria) della gestione targata Berlusconi-Galliani. In quell’estate arrivò, a soli 20 anni, con le stigmate del predestinato, con l’etichetta del futuro della difesa del calcio italiano e con tanta pressione addosso.

Dopo due buone stagioni tra Roma e Sampdoria, ed un esordio precoce nel calcio che conta, però, Romagnoli non è mai riuscito a confermare quanto di grande ci si aspettasse sulla sua crescita ed è sempre rimasto nel limbo tra l’essere un buon difensore e l’essere un calciatore che oltre un certo livello non poteva andare.

Una maturazione ed una consacrazione mai del tutto arrivate, ma un livello sempre più che sufficiente che, nella mediocrità del Milan dell’epoca, bastava ed avanzava per farlo diventare uno di quelli su cui puntare. Poi il gesto dell’estate 2018. Una firma silenziosa, un rinnovo in un momento buio, tra la breve parentesi “cinese” che stava per terminare e l’era Elliott che stava per cominciare.

Romagnoli, il declino ed il saluto

Una dichiarazione d’amore, comunque, che bastò per convincere l’allenatore dell’epoca, Rino Gattuso, e i milanisti tutti circa la bontà della scelta di affidargli la fascia da capitano. Un paio di buone stagioni che, però, sono coincise con un Milan che non riusciva ancora a tornare in quella benedetta Champions League. Con Simon Kjaer, però, sembra andare tutto alla grande. Forse Romagnoli ha trovato il compagno giusto, forte ed esperto per crescere e maturare definitivamente. Niente affatto.

Qualche infortunio di troppo, l’arrivo di Tomori, l’esplosione di Kalulu, Alessio finisce ai margini, gioca sempre meno e la società ha optato per una proposta di rinnovo al ribasso, con un ingaggio dimezzato. Domenica, però, tra un sogno e l’altro, sarà anche la sua partita. San Siro sarà comunque grato e riconoscente a Romagnoli ed onorerà il probabile addio silenzioso del capitano sfortunato.

Milan: Alessio Romagnoli e Mike Maignan (Photo Credit: Agenzia Fotogramma)
Milan: Alessio Romagnoli e Mike Maignan (Photo Credit: Agenzia Fotogramma)