Nell’estate di cambiamenti, il Milan sta sperimentando anche differenti modalità d’uscita di alcuni tesserati. Non è usuale infatti che il club non convochi per la tournée pre-campionato così tanti giocatori e per di più elementi che recentemente comunque hanno avuto diversi minuti per esprimere e dimostrare il proprio valore.
I casi di Divock Origi e Ante Rebic rappresentano un elemento di discontinuità nella gestione dei così detti esuberi. Una linea così netta solitamente tra chi è dentro e chi fuori dal progetto, non vi era mai stata, ma i mutamenti del calcio impongono anche nuove strategie.
Ed ecco che quest’oggi ci troviamo a salutare un calciatore che negli ultimi quattro anni ha giocato 123 volte con la maglia rossonera, con una media di presenze piuttosto costante di oltre 30 apparizioni a stagione. 29 in totale i gol rossoneri, 23 dei quali nelle prime due annate. Già solo questa statistica esprime molto di quanto sia cambiato il suo impatto all’interno delle rotazioni.
Arrivato più per occasione che per specifica richiesta nel 2019, è da sempre stato un jolly dell’attacco. Soprattutto con la sua nazionale ha giocato attorno alla punta, svolgendo un ruolo atipico ma molto interessante nel calcio moderno, con e soprattutto senza palla.
Nello scacchiere di Pioli ha operato più spesso come falso nueve o esterno alto a sinistra. Nella stagione 2020/21, forse la migliore fin qui per qualità di questa gestione tecnica, è stato fondamentale proprio da riferimento offensivo centrale non convenzionale.
Ha poi perso sempre più centralità nel progetto, complici i tanti infortuni e l’esplosione di Leao che ha acquisito anno dopo anno sempre più importanza. Negli ultimi due campionati, Ante non è più riuscito ad incidere e specialmente nel 2023 è stato del tutto inconsistente.
La sua totale imprevedibilità caratteriale e tecnico-tattica è stata un valore aggiunto per diverso tempo. Purtroppo l’incostanza e l’indolenza degli ultimi mesi tenderanno a sbiadire un po’ il ricordo di un giocatore che è stato anche molto utile in alcuni frangenti. La giocata per la quale verrà ricordato con la maglia del Milan non sarà né un gol e nemmeno un assist, ma bensì quel pazzo pressing su Marusic all’Olimpico, propedeutico alla rete di Tonali, fondamentale per lo Scudetto numero 19.
Mai banale e senza eufemismi. Irripetibile nel bene e nel male. La partenza (destinazione Besiktas) era inevitabile per lui e per la società. Si volta pagina. Arrivederci caro Psycho.


