Da Allegri ad Allegri: Milan, 11 allenatori in 13 anni e solo 4 qualificazioni Champions

La qualificazione in Champions League, per il Milan, non è mai stata soltanto un obiettivo sportivo. È il centro del progetto economico e tecnico del club, la competizione che garantisce ricavi, visibilità internazionale e stabilità finanziaria. Eppure, negli ultimi tredici anni, i rossoneri sono riusciti a centrare il traguardo soltanto quattro volte. Un dato che racconta meglio di qualsiasi slogan la difficoltà del Milan nel ritrovare continuità ai massimi livelli.

Dal crollo post-Allegri agli anni dell’instabilità

La lunga frenata inizia nella stagione 2013/14. Dopo l’esonero di Massimiliano Allegri a gennaio e l’arrivo di Clarence Seedorf, il Milan chiude ottavo e fuori dalle coppe europee. È l’inizio di un periodo segnato da cambi continui in panchina e risultati altalenanti. Negli anni successivi si alternano Filippo Inzaghi, Sinisa Mihajlovic e Cristian Brocchi, ma senza riuscire a riportare il club nell’élite europea. L’unica parziale inversione di tendenza arriva con Vincenzo Montella nel 2016/17: il Milan conquista la Supercoppa Italiana e torna almeno in Europa League grazie al sesto posto in campionato.

L’estate successiva, quella della rivoluzione targata Fassone-Mirabelli, alimenta grandi aspettative con una campagna acquisti faraonica. Ma anche quel progetto si rivela deludente: Montella viene esonerato dopo pochi mesi, Gennaro Gattuso prende il suo posto e chiude ancora sesto. Nel 2018/19 il Milan sfiora invece la Champions fino all’ultima giornata, ma viene superato dall’Inter, che conquista il quarto posto battendo l’Empoli a San Siro. Una beffa che lascia il club ancora fuori dalla competizione più importante.

L’era Pioli e il ritorno tra le grandi d’Europa

La vera svolta arriva con l’era Elliott. Dopo il fallimento della scelta Marco Giampaolo nel 2019/20, il Milan si affida a Stefano Pioli. I primi mesi sono complicati, ma il ritorno di Zlatan Ibrahimovic e l’arrivo di Simon Kjaer nel mercato di gennaio cambiano volto alla squadra.

Da lì parte la risalita. Tra il 2020 e il 2024 il Milan ritrova continuità in Champions League: secondo posto nel 2020/21; Scudetto nel 2021/22; quarto posto nel 2022/23; secondo posto nel 2023/24. Pioli diventa così l’unico allenatore capace di riportare stabilmente il Milan ai vertici del campionato italiano nell’ultimo decennio.

Le scelte successive e il nuovo crollo rossonero

Dopo la fine del ciclo Pioli, il Milan decide di cambiare filosofia puntando su profili internazionali. Prima Paulo Fonseca, poi Sergio Conceiçao. Una scelta che però non produce i risultati sperati. La stagione si chiude con la vittoria della Supercoppa Italiana a Riyadh, ma anche con un ottavo posto in campionato e la sconfitta nella finale di Coppa Italia contro il Bologna. Un bilancio considerato insufficiente dalla società.

Anche l’ultima annata si è trasformata in una delusione pesantissima: il Milan è rimasto in zona Champions League praticamente per tutto il campionato, salvo poi perdere il quarto posto proprio nelle ultime giornate. Un epilogo che ha portato alla rivoluzione societaria e tecnica voluta da Gerry Cardinale, con l’addio a dirigenti e allenatore. Il nuovo Milan riparte quindi ancora una volta da zero, con la Champions League che continua a rappresentare il vero spartiacque tra rilancio e fallimento.

Clarence Seedorf - MilanPress, robe dell'altro diavolo
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Giovanni D'Avino
Giovanni D'Avino
Giornalista pubblicista dal 2016, sono praticamente nato con la passione per il giornalismo ed il calcio, soprattutto quello a tinte rossonere. Mi occupo di Milan dal 2012, attualmente sono Coordinatore di redazione di MilanPress.it e collaboro anche con il sito SportCampania.it.

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