Il presidente dell’Inter, proprio come Paolo Scaroni, è stato intervistato da DAZN nella rubrica “Stadi 5.0“. Le dichiarazioni integrali di Beppe Marotta sul nuovo San Siro.
LE MOTIVAZIONI DI MAROTTA
«Perché lo stadio condiviso? Perché è una matrice unica, lo storia lo dice. In San Siro ci hanno giocato per decenni sia il Milan che l’Inter. Diciamo che noi siamo Milano e Milano è Milan e Inter, e quindi era logico continuare su questo percorso perché entrambi abbiamo delle idee sicuramente futuristiche su quello che può essere il nostro stadio. Però oggi gli standard richiesti non sono più rispettabili, e quindi è normale che noi dobbiamo costruire uno stadio che rappresenta invece gli standard di modernità, in termini di sicurezza, affluenza e ospitalità. Lo stadio deve essere una struttura vissuta ventiquattr’ore su ventiquattro in tutta la settimana, e quindi è normale che San Siro non risponde più a questi requisiti, perché l’età avanza…tra l’altro la media degli stadi si aggira attorno ai sessant’anni, quindi, voglio dire, sono tutte strutture che rappresentano delle problematiche. Da qua l’esigenza di fare il nuovo stadio, nel rispetto dei valori delle emozioni che San Siro ha regalato alla nostra generazione e a quella precedente. È un’icona e deve essere considerata come tale».
«Negli ultimi 20 anni in Europa sono stati costruiti 250 nuovi stadi…di questi solo cinque in Italia. La dice lunga su quanto noi ormai siamo un fanalino di coda di questa caratteristica. Le strutture sono chiaramente un aspetto negativo della nostra parte sportiva, ma non è certo colpa di questo governo. Direi che la colpa va circoscritta alla politica: nel corso di questi decenni ha dato poco risalto a quello che rappresenta invece un patrimonio, le strutture e gli stadi nelle città. È normale che il percorso che una società oggi inizia è difficile e lungo burocraticamente, deve essere più fluida e semplice. Non è questione di soldi, i capitali si possono trovare, come nel nostro caso. Il problema è che la burocrazia è molto ingessata e spesso è volentieri diventa uno strumento per allontanare potenziali investitori».
«Per quanto riguarda EURO2032, la speranza è di avere uno stadio nuovo nel corso del 2030, quindi in leggero anticipo. Immaginare che Milano non faccia parte degli stadi in cui si disputeranno le partite del campionato europeo sia qualcosa di inimmaginabile. Milano deve essere presente, gli investimenti di Oaktree e RedBird sono in sintonia con questo: le nostre propeità hanno fatto tantissimo per arrivare qui e vogliono uno stadio per quella data. Immaginare che non ci sia significherebbe aver avuto problemi burocratici, non certo di volontà delle proprietà: io auspico che questo percorso, grazie anche a Comune, Regione e Governo, laddove c’è la sensibilità di un ministro che ha nominato un commissario ad hoc, possa garantire un iter veloce. La difficoltà nasce dalla lentezza dell’iter, che con il commissario deve essere annullata».
«Siamo ancora in una fase iniziale in cui ci devono essere autorizzazioni del Comune e della Regione: passeremo poi alla fase della creazione del progetto che sarà fatto da Foster e Manica. Sono due icone dell’architettura sportiva e non solo. L’obiettivo è quello di arrivare nel 2030 a poter disputare la prima partita».



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