Il lento addio di Maldini fatto di rassegnazione

Parole di resa, di nostalgia e con un velo di malinconia. Paolo Maldini, in diretta Instagram con Christian Vieri, giovedì parlava al passato quando Bobo gli ha chiesto della sua esperienza da dirigente. L’ex capitano ormai si è rassegnato a dover lasciare casa sua di nuovo, undici anni dopo l’addio da calciatore. Il colpo di stato progettato da Ivan Gazidis ha lentamente preso piede ed è destinato a concludersi nei prossimi mesi.

Il sudafricano ha prima rimosso Zvonimir Boban, scelta meditata da tempo, sfruttando lo ‘scivolone’ verbale del croato in quell’intervista alla Gazzetta dello Sport. Toccherà poi a Maldini e quindi a Frederick Massara. Tutte posizioni in cui Gazidis metterà i suoi fedelissimi: da Geoffrey Moncada ad Hendrik Almstadt, passando per l’ultimo arrivato Alex Rasmussen. L’ennesimo domino societario che si concretizzerà negli ultimi anni.

Maldini in questi due anni paga soprattutto la voglia di ascesa dell’ad, volta ad eliminare il ‘milanismo’ a favore dell’imprenditoria, parola chiave di Elliott. Per un fondo d’investimento la parola chiave è affari, non sport. La pecca (grande) contestata a Paolo è la scelta di Marco Giampaolo, che è costata la stagione in appena due mesi di campionato. Il giorno della presentazione di Stefano Pioli, Maldini diceva che non fu una scelta facile ma doverosa perché c’era ancora tempo per cambiare il corso degli eventi. Ma il naturale periodo di adattamento di Pioli, ad una squadra non costruita da lui, ha fatto il resto

Eppure Maldini si è dimostrato abile alla direzione tecnica, muovendosi all’interno dei paletti economici voluti da Gordon Singer, numero uno di Elliott. Dopo un anno sotto l’ala protettiva di Leonardo, l’ex capitano ha voluto Boban a fianco a sé per cercare di restituire un buon Milan al campo. È stato decisivo per il colpo dell’anno, quando l’estate scorsa è volato a Ibiza, per prendere ‘personalmente’ Theo Hernandez per soli 20 milioni. Un regalo per la qualità del giocatore e i prezzi che circolano oggi sul mercato. Poi Ismael Bennacer e Ante Rebic, voluti dalla coppia dirigenziale e diventati punti fermi della squadra.

Ultimo, ma forse più importante il ritorno di Zlatan Ibrahimovic. Maldini si è imposto con Gazidis per riportarlo a Milano, convincendolo che lo svedese avrebbe fatto fare il salto di qualità in campo e nella testa dei giocatori. Cosa che puntualmente è avvenuta. Il 2020 rossonero era partito decisamente con un’altra marcia, prima dello stop causato dal Coronavirus.

Maldini si stava costruendo in dirigenza e il maledetto nemico del Milan è tornato anche stavolta: il tempo. La smania di cambiare – e di accentrare potere su di sé – di Gazidis sta condannato Paolo a una lenta uscita dal club. Eppure, il ‘ragazzo’ si stava formando.

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