Nel giorno del tredicesimo anniversario della finale di Atene che regalò al Milan la settima Champions League, uno dei protagonisti assoluti di quella stagione, Ricardo Kakà, ha parlato in un’intervista esclusiva sui canali social rossoneri.
Ecco le parole del fenomeno brasiliano:
Le semifinali con il Manchester United: “Furono due partite spettacolari. A Manchester la ribaltammo con una mia doppietta, il secondo gol lo considero uno dei più belli della mia carriera. Rooney segnò il 3-2 e vinsero loro. Dovevamo vincere il ritorno in casa“.
La partita perfetta: “Li mettemmo subito sotto pressione. Segnai subito il primo gol, poi Seedorf e Gilardino. Molti la considerano la partita perfetta, in effetti è una delle partite più belle della storia del Milan“.
Di nuovo il Liverpool in finale: “Era un segno Divino, non era una coincidenza. Non mi piace definirla una vendetta, è troppo. Era qualcosa di meraviglioso, di magico“.
Le differenze con Istanbul: “La squadra era diversa, non c’era Shevchenko né Crespo. Ma l’ossatura era la stessa. C’erano quasi gli stessi giocatori, ma questa era una finale diversa. C’era la paura che potessero batterci di nuovo, ma fu meraviglioso. Una partita passata alla storia”.
Il primo gol di Inzaghi: “Pippo inizia a correre senza guardare la palla. Lui sperava in una respinta del portiere. Pirlo batte e lui sta già correndo per prendere la respinta“.
L’intervallo: “Non ricordo le parole di Ancelotti, ma c’erano indicazioni tattiche. Ci disse “Mancano solo 45 minuti”, quello ci aiutò mentalmente“.
L’assist per il secondo gol: “Eravamo ben messi in campo. Nel secondo gol si può vedere che in attacco c’eravamo solo io e Pippo. Io conosco perfettamente i suoi movimenti. Sapevo già cosa avrebbe fatto. Mi sono preparato per darglielo, fu tutto così preciso. Si allargò per avere più spazio per calciare, è una questione di dettagli“.
L’intesa con Inzaghi: “Avevamo un’intesa incredibile. Ma ho avuto grande intesa con tutti gli attaccanti con cui ho giocato. Con Pippo era dovuto a tutto il tempo passato a giocare insieme. Lui era un grande attaccante, spesso imprevedibile. Quello non ti faceva mai capire come calciava“.
Il gol di Kuyt nel finale: “Fu una sensazione terribile. I fantasmi del 2005 tornarono, fu una guerra di nervi. Quella sensazione di ‘Oh no, di nuovo’ mi condizionava. Il morale era basso. Ci pensai subito appena segnarono. Abbiamo stretto i denti. Quella partita è stata una guerra di nervi. Dovevamo tenere duro e alla fine abbiamo festeggiato“.
I festeggiamenti: “Tutti avevamo emozioni diverse. Per me era la prima Champions. Pensavi “Finalmente ho conquistato l’Europa”. Ho realizzato un sogno. Per Paolo era la quinta, e i suoi festeggiamenti erano diversi rispetto a chi la vinceva per la prima volta. Fu bellissimo, era la chiusura del cerchio perfetta della nostra squadra: abbiamo fatto la storia ed è stato bellissimo“.
Capocannoniere: “Sono molto orgoglioso. Non me lo sarei mai aspettato. La vinsi da capocannoniere, anche se il gol non era un mio compito“.

