Gabbia: «Cosa è mancato per lo scudetto? Abbiamo dato il massimo. L’anno prossimo ci proveremo, qui giochi per vincere. Modric? Lo pressiamo per restare»

Matteo Gabbia, alla vigilia del match tra Milan e Juventus, ha rilasciato un’intervista al Corriere della Sera.

Le parole di Gabbia

«Numero 46 per Valentino Rossi? No, è l’anno di nascita di mia nonna Adriana, la mia prima tifosa insieme a nonno Gil­berto. Sono abbo­nati da qua­rant’anni a San Siro, primo anello aran­cio. Da pic­colo mi por­ta­vano loro, stavo seduto sulle ginoc­chia: così sono diven­tato tifoso. Quando ho debut­tato in serie A, nel 2020, ho alzato gli occhi e in mezzo a 80 mila per­sone li ho visti distin­ta­mente. Un cer­chio che si chiu­deva».

Cresciuto vicino a Milanello: «Otto kilometri, pas­sando per i boschi. Da pic­colo con mio cugino anda­vamo in bici a vedere i nostri cam­pioni: Mal­dini, Nesta, Shev­chenko. Sono entrato nel vivaio a 13 anni. Il Milan per me è una fami­glia allar­gata. Siamo tutti tifosi ros­so­neri: papà, zii. Se perdo, in casa mi met­tono il muso».

Cosa è man­cato per lo scu­detto: «Non lo so, ma per me abbiamo fatto il mas­simo. Va rico­no­sciuto il merito a chi è stato più forte e far­gli i com­pli­menti. So che è dif­fi­cile da accet­tare per i tifosi, lo è anche per me, ma nello sport biso­gna saper accet­tare il risul­tato. Dob­biamo anche tenere pre­sente che par­ti­vamo da un ottavo posto. Obiettivo seconda stella il prossimo anno? Deve esserlo, certo. Quando sei al Milan, gio­chi per vin­cere. È un pri­vi­le­gio».

Allegri: «Per noi il mister è fon­da­men­tale. Deci­derà lui, ovvia­mente, ma noi nello spo­glia­toio spe­riamo tutti che resti. Ha por­tato aria nuova. Guar­date la difesa: ora siamo la seconda migliore d’Europa dopo l’Arsenal. Con noi è felice, ce lo dice sem­pre».

Modric e Leao: «Modric lo pres­siamo ogni giorno. Ma è una sua scelta di vita. Leao? A volte su Rafa c’è troppa cat­ti­ve­ria. Noi com­pa­gni sap­piamo quanto è forte. E vor­remmo con­ti­nuare insieme».

Nazio­nale: «Una ferita aperta per tutti gli appas­sio­nati. Ho sof­ferto davanti alla tv, ma mi sento respon­sa­bile come i ragazzi che erano là. Io credo che gli ita­liani devono gio­care solo se sono bravi. Solo il merito ci sal­verà. Gli stra­nieri non hanno colpe, non sono loro il pro­blema. Se sei bravo, gio­chi. Ita­liano o non».

Tatuaggi: «Zero. Mi piac­ciono sugli altri, non su di me. Sto bene così, ognuno ha il suo stile».

La famiglia, la semplicità: «I miei geni­tori mi hanno inse­gnato l’impor­tanza della sem­pli­cità. Prima vivevo in cen­tro a Milano, adesso ci siamo spo­stati a Legnano. Il giar­dino, il cane, il silen­zio, la pas­seg­giata nel parco: siamo per le pic­cole cose. E fra qual­che set­ti­mana arri­verà anche una bam­bina, che si chia­merà Vit­to­ria. I soldi con­tano, chi dice il con­tra­rio mente. Per una vacanza, per far stu­diare i figli, per non avere pen­sieri. Ma non pos­sono com­prare tutto. L’ho sco­perto ora che mia nonna non sta più molto bene. Siamo ciò che siamo, non ciò che pos­se­diamo».

Il sogno per il futuro: «La Cham­pions, un giorno. Ma prima ancora lo scu­detto della seconda stella. Per dedi­carlo a lei».

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