Cristian Chivu è intervenuto in conferenza stampa alla vigilia di Torino-Inter, match valido per la trentaquattresima giornata di Serie A, in programma domani alle ore 18.00. Ecco le parole del tecnico nerazzurro.
Chivu in conferenza: «Quei pareggi e la sconfitta contro il Milan…»
«I ragazzi hanno capito che potevano rimanere competitivi andando contro la narrazione di inizio anno, tutti parlavano di ciclo finito: sono rinati e hanno trovato la motivazione giusta. Ho la fortuna di allenare una squadra e un ambiente che conosco molto bene. Hanno subito ingiustizie che non si meritavano non raggiungendo determinati obiettivi, mi prendo il senso di appartenenza. Mi ha colpito l’unità di un gruppo che sa stare insieme e sa stare bene. Amo da morire questi ragazzi».
Chivu prosegue: «Voi parlate delle partite dopo la sosta ma io parlo di una stagione intera, siamo arrivati alla sosta con un bel vantaggio. Quei pareggi e la sconfitta col Milan hanno creato la critica, ma avevamo comunque 6 o 7 punti di vantaggio anche durante la sosta. Poi abbiamo fatto buone prestazioni, ci siamo messi da soli nella condizione di poter sognare».
Sullo scudetto…
«Abbiamo fatto più di 100 gol quest’anno, le ultime 4 partite di cui tutti parlano non sono tutto. Io parlerei di una squadra che ha messo la faccia, che è a +49 di differenza reti. Abbiamo sempre cercato la prestazione. Ultimamente abbiamo alzato un po’ il livello anche come orgoglio, siamo stati più concreti e pragmatici, rispettando anche avversario e le nostre energie. Siamo sereni come sempre, consapevoli del lavoro svolto, di quanto abbiamo lavorato per metterci in questa condizione. Ma mancano partite e mancano punti per avvicinare uno dei nostri obiettivi, un nostro sogno».
Chivu conclude: «Se si può parlare di impresa? Questa squadra sono anni che cerca di fare imprese. Cerca di essere competitiva sempre, quando alleni l’Inter hai grandi obiettivi perché la storia è questa, questa società ha costruito qualcosa di importante. Per noi essere competitivi è sempre stato un obbligo».



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