Evidentemente, l’incontro con un pioniere dell’imprenditoria come Silvio Berlusconi ha fatto scattare qualcosa in Mathieu Flamini, che quando approdò al Milan a 24 anni ha assorbito lo spirito imprenditoriale respirando l’aria di Milanello e da lì è nata la GF Biochemicals, azienda specializzata nella produzione di sostanze chimiche ecologiche ricavate da biomasse vegetali invece che dal petrolio utilizzato nei prodotti quotidiani. L’ex centrocampista rossonero ha rilasciato una lunga intervista all’edizione odierna de La Gazzetta dello Sport.
Le parole di Flamini
«Tutto è cominciato perché cercavo uno sfogo: quando ero al Milan, nel tempo libero, ho iniziato a sviluppare la mia società. La chimica ti dà disciplina e ti pone obiettivi. Io faccio tutto con passione e ora sono un imprenditore che si diverte a fare ciò che gli piace. Silvio Berlusconi mi ha aperto un mondo. Lui è stato un imprenditore che ha vinto su tutti i campi, sportivi e politici. Ci teneva che i suoi giocatori si appassionassero di qualcosa al di fuori del calcio. È stato una grande fonte di ispirazione».
Flamini sul suo periodo al Milan
«Ancelotti era un secondo padre per tutti noi. A volte uscivamo a mangiare una pizza insieme dopo l’allenamento. Era sempre molto presente e vicino al gruppo. Come nacque la trattativa col Milan? Tra febbraio e marzo 2008, quando con l’Arsenal giocammo gli ottavi di Champions League contro il Milan. Ero in scadenza di contratto e firmai a occhi chiusi. Per me era un sogno.
Lo scudetto del 2011? Avevamo una squadra di campioni: Pato, Ibrahimovic, Thiago Silva. Il segreto fu il gruppo. Allegri riuscì a esaltare uno spogliatoio pieno di grandi giocatori e dettare una linea vincente, forse quella che è mancata in questa stagione».
Flamini sul Milan attuale
«Non vivo lo spogliatoio, non posso saperlo .Penso che per un allenatore sia fondamentale trovare le parole giuste per far scendere in campo una squadra pronta a buttarsi nel fuoco per lui. E alle spalle deve avere anche un progetto chiaro. Questo penso sia venuto meno. Per ripartire serve una proprietà forte, come nelle grandi aziende: persone giuste, competenti e capaci di coordinarsi nel lavoro. E che amino il Milan».


