La gara contro la Fiorentina è con ogni probabilità l’ultima spiaggia per quello che concerne le speranze di qualificazione alle coppe europee attraverso il campionato. Non è tanto una questione di punti, quanto di inerzia.
Una delle grandi lacune di questa stagione è stata proprio quella di non aver mai creato nemmeno i presupposti per un filotto di risultati. Tutte le squadre che precedono il Milan hanno goduto di almeno un periodo di grazia, dove son state in grado di portar a casa le classiche 3 o 4 vittorie consecutive in grado di cambiare classifica e morale.
Per diverse ragioni al Diavolo tutto questo non è riuscito. Guardando al campo, non c’è stata nessuna certezza di formazione. La coppia di centrali difensivi titolare non è stata identificata. In mediana l’unica costante è stata la presenza di Reijnders, per il resto c’è stata una continuità limitata. Il reparto offensivo ha visto cambiare interpreti in modo costante e talvolta imprevedibile. E last but not least, nemmeno i big come Theo o Leao hanno avuto sicurezza di impiego. Rafa ad esempio nelle ultime 8 di campionato 5 volte ha giocato solo 45 minuti.
A livello societario la musica non è stata differente. La stabilità è mancata proprio se non soprattutto in questo ambito. Confusione nelle competenze, disordine nei ruoli e nell’ultimo mese sparizioni e golpe da far invidia alle telenovela argentine.
Centrare la qualificazione in Europa League non sarebbe sufficiente ma renderebbe più decorsa un’annata profondamente dimenticabile. In un mondo ideale dopo una gestione così deludente ora una dirigenza forte dovrebbe aver chiari i nomi del nuovo DS e del nuovo allenatore, ma anche qui il ritardo è conclamato. Più passano le settimane e più rischia di crescere lo scetticismo anche sulla prossima stagione. Servirebbero poche idee ma precise. La sensazione invece è che manchi soprattutto una visione. Speriamo non sia già troppo tardi.


