L’ex allenatore Fabio Capello ha rilasciato un’intervista a La Gazzetta dello Sport in cui si è soffermato anche sui suoi anni al Milan e sul momento attuale dei rossoneri. Di seguito le sue dichiarazioni.
Capello sul suo arrivo nel 1991 tra Berlusconi e scetticismo
«Vero, però io sentivo la sua fiducia. E ho trovato una forte spinta con l’aiuto dei giocatori. Li ho incalzati: “Dicono che non avete più voglia di lavorare e di sacrificarvi, facciamogli rimangiare tutto”. E si è creato un ambiente ideale per vincere».
Sul Milan attuale
«Il Milan è un rebus, non c’è chiarezza. Tutto molto nebuloso, non si sa chi decide cosa. Senza riferimenti, senza sapere chi comanda, diventa tutto difficile».
Sulla sua sua più grande soddisfazione da giocatore
«Sono state le prime volte: il primo trofeo giovanile, la prima Coppa Italia, il primo scudetto con la Juve, la stella con il Milan di Rivera, il più forte col quale ho giocato. Da allenatore l’emozione più intensa in assoluto è la Champions del 1994, conquistata contro ogni previsione, quindi ancora più bella».
Su quando ha pensato “era meglio non farlo”
«Mi capitò una storia assurda nella Intercontinentale del 1993, persa con il San Paolo 3-2 a Tokyo. Non schierai Savicevic: fino alle otto del mattino del giorno della partita risultava squalificato, poi si scoprì che la punizione riguardava le competizioni Uefa, non Fifa. Io avevo già fatto la formazione con Raducioiu, non mi sono sentito di mancargli di rispetto, anche se con Savicevic in campo la partita sarebbe potuta andare diversamente. Moralmente però mi sento a posto. Anche con la stampa sono sempre stato molto diretto, non ho mai finto».


