L’ex tecnico rossonero Fabio Capello ha lasciato il proprio pensiero alla Gazzetta dello Sport, in merito alla rosa del Milan e ad alcune scelte da fare per il bene dei rossoneri anche in vista del prossimo futuro.
“La chiave per il Milan che verrà è una: inserire due o tre giocatori di grande livello, che facciano davvero la differenza. Non servono rivoluzioni totali, con otto o dieci nuovi innesti. Ma un paio sì, e dove si trovano andrà bene: che si tratti di una grande mezzala, o di un altro centrocampista fortissimo, un terzino destro, un’ala che faccia sfracelli. Non tentativi, ma giocatori che diano già ampie garanzie”.
La base buona, e questo fa arrabbiare: “La base è buona, e la cosa fa anche arrabbiare: se il Milan visto nel derby fosse quello vero, perché ha aspettato tanto a mostrarsi? Si potrebbe pensare che prima non si siano impegnati abbastanza, che non abbiano voluto giocare come sanno. I risultati ci autorizzano a pensarlo. C’è troppa differenza tra il Milan della stagione e quello visto nel secondo tempo con l’Inter: lì ha dimostrato di poter essere squadra vera, con una qualità che finora non aveva assolutamente mai messo”.
La continuità: “Presto per dare giudizi netti. Nel derby contano testa e orgoglio, situazioni che vanno oltre il campo. In più, l’avversario della ripresa era un avversario dimesso. Aspettiamo altre partite, a maggior ragione l’impegno nella finale di Coppa Italia. Impegno molto difficile: il Bologna visto contro l’Inter mi ha lasciato una grossa impressione, sono convinti del proprio. valore e del proprio modo di giocare. Sarà un altro esame per il futuro”.
Base solida: “Bisogna ripartire dai giocatori che si hanno in casa, esaltare il loro
valore. Personalmente cambio solo se trovo un giocatore molto, ma mooolto più bravo di quelli che ho già. Altrimenti si rischia di commettere l’errore più grande: prendere giocatori dello stesso livello, che magari hanno problemi di inserimento. Ricordiamo che San Siro è un altro mondo. Quest’anno, in un Milan in confusione generale, si sono imposti Reijnders, Pulisic e io dico anche Fofana. Nessuno degli altri ha reso come fatto vedere due sere fa, loro sì. Formano una base solida. Reijnders l’ho seguito attentamente tra Milan e Olanda. Si vedeva che era un giocatore di un altro livello, per la personalità che aveva. Ammetto però che non mi aspettavo i quindici gol stagionali: ha un senso dell’inserimento davvero spiccato. E con Fofana formano una grande coppia. Ho trovato grande determinazione in Pavlovic, e poi mi chiedo: perché Tomori era finito ai margini? Mi stupisce vedendolo oggi del fatto che prima non venisse preso in considerazione”.
Leao, Maignan e Pulisic: “Ho rivisto un Leao finalmente voglioso: per la forza fisica che ha, giocasse all’80% del suo potenziale sarebbe inarrestabile e per lui dovrebbe essere la normalità. Troppo spesso però si limita al 40%. Non solo. Maignan si è ripreso e mi piace, è difficile trovare di meglio senza spendere tanti soldi. Non ho dubbi, lo confermerei. Pulisic è un altro giocatore che ha continuità e qualità, può stare benissimo nel Milan. E’ uno di quei giocatori che partono dal sei e mezzo e che altre volte gioca da sette o di più. Mi pongo la solita domanda: chi trovo meglio di lui?”
Su Theo Hernandez: “Su Theo il tema non è tecnico. Dipende da cosa ha nella testa, se deve essere svogliato come quest’anno… La fascia sinistra del Milan era uno dei punti forti della squadra, quest’anno è stata prima per svogliatezza. Se Theo ha voglia, uno con quella qualità e velocità dove lo trovi? Dipende da lui, e può saperlo solo chi vive lo spogliatoio o la società, solo loro possono sapere perfettamente cosa ha dentro”.
L’attacco: “Gimenez è ingiudicabile. Il tema dell’adattamento esiste, in Italia si trovano meno spazi e marcature diverse. Ma se uno ha qualità, si vede. I bravi veri si impongono comunque: certo in questo Milan in difficoltà mettersi in evidenza non era semplice. Per Jovic ripeto il concetto: se il Real gli aveva messo gli occhi addosso, il potenziale c’era. Possibile si sia abbattuto per scarsa fiducia. Con l’Inter mi è piaciuto, al di là dei gol, per come si è mosso. Sa tenere e giocare palla. Credo che ora si senta finalmente libero per esprimersi come vuole. Quindi dico: aspettiamolo. Ma torno anche a quanto detto all’inizio: in questo periodo i ritmi diminuiscono, è più facile mettersi in mostra. Ho sempre detto: nelle ultime 4-5 partite non andate a prendere i giocatori… La valutazioni possono non essere reali”.


