Intervistato da Tuttosport, in occasione dei suoi 80 anni (compiuti oggi), l’ex ds rossonero Ariedo Braida ha parlato di Milan. Tra rimpianti, orgoglio e amore verso quei colori, ecco di seguito le sue parole.
Braida: le sue dichiarazioni
Il suo Milan
«Il Milan è tutto per me, amo questo club. Sono milanista e lo sarò per sempre. Berlusconi vedeva più avanti rispetto agli altri. Il primo giorno di Milan ci disse: dobbiamo diventare la squadra più forte del mondo ed essere più forti dell’invidia, ingiustizie e sfortune. Possiamo dire di esserci riusciti. Ad oggi manca una persona così nel nostro calcio. Berlusconi è inarrivabile e insuperabile».
L’utilizzo della tecnologia nel mercato
«Tutti utilizzano la tecnologia, ma non fa felice nessuno. Servono più sentimenti sulle decisioni, la matematica non può quantificare le sensazioni che può suscitare vedere un giocatore dal vivo. Ad esempio, Shevchenko. L’ucraino mi aveva trasmesso tantissimo, ma prima di chiudere la trattativa per portarlo al Milan giocò malissimo. Galliani aveva dubbi, io ero sicurissimo. La tecnologia magari l’avrebbe bocciato, bisogna ricordarsi di usare l’istinto. Io andai sicuro a casa sua con la maglia del Milan con il suo nome sopra dicendogli: «Mettila e vincerai il Pallone d’Oro». Lo vinse cinque anni dopo».
I suoi rimpianti
«Ho corteggiato tante volte Totti, ma è sempre stato di parola: non ha mai lasciato la Roma. Lo rispetto per questo. Un altro rimpianto è Patrick Vieira, che però al Milan è venuto. Fece fatica in quella squadra piena di campioni e noi sbagliammo nel non aspettarlo. Però mi ha fatto piacere la dichiarazione rilasciata qualche anno fa, dove diceva che sono il suo papà italiano. In quel Milan c’era una concorrenza troppo alta, ma sapevo sarebbe diventato grande».
Sul Milan di adesso
«Per tornare vincenti in Serie A manca un gruppo di giocatori meglio strutturato. Serve qualcosa in più, con questa rosa non vincerà mai. Servono altri 2-3 campioni alla Modric e Rabiot: gente che alza il livello del gruppo. Allegri dove è andato ha sempre fatto bene, sta facendo un grande lavoro per riportare i rossoneri ai primi posti. La sua virtù è il saper riconoscere e gestire le situazioni, motivare e capire le problematiche dei giocatori. Max è bravissimo anche a comunicare. Il Milan deve tenerselo stretto».


