Boban: “Milan, ecco la mia verità. Io e Maldini lottavamo contro la proprietà, lui cacciato anche per Tonali. Avevo preso Olmo e Szoboszlai, ma…”

L’ex rossonero Zvonimir Boban ha rilasciato una lunga intervista al canale YouTube di Andrea Longoni in cui ha parlato del Milan, del suo passato dirigenziale e del suo addio e quello di Maldini. Queste le parole di Boban:

Se c’è tanta differenza tra Inter e Milan: “Quando guardiamo i risultati, le società e quello che rappresentano ora nel complesso i due club è ovvio. Dispiace tanto, sul piano tecnico non credo si sia così lontani, ma sul piano sul funzionamento della squadra si. Se il Milan fa 3-4 innesti giusti che diano logica al gioco che al momento non c’è allora si può sperare di avere una squadra, ora non lo è mentre l’Inter si. Questo Milan non ha identità, anzi questa stagione ci sono state 100 identità diverse ma nessuna corretta perché non si può con questi giocatori avere un’identità chiara. Questa cosa in tanti l’abbiamo capita e detta in estate”.

Sul suo ritorno in dirigenza: “C’è stata una vera rivoluzione, io lascio la Fifa perché il mio lavoro andava verso una cosa che non mi interessava e Paolo mi chiama quando è andato via Leonardo. Paolo mi ha chiamato, abbiamo parlato e poco dopo stavo andando a Milano. Ero felice di tornare nella società che amo profondamente. Non ci sono nato milanista, come ben si sa, ma lo sono diventato. Ho un grande rispetto per la classe e la particolarità di questa società che ha veramente qualcosa di diverso da quasi tutte le altre società. Non perché ci sono stato giocatore, ma perché è vero: ha classe diversa”.

Sul suo lavoro: “C’era tanto lavoro da fare, la squadra andava cambiata tutta per me. In 6 mesi abbiamo cambiato 13 giocatori, io e Paolo volevamo scegliere giocatori che potevano reggere il peso del Milan. Era chiaro non ci fossimo completati in estate, infatti dopo il mercato ho detto che i bimbi da soli non potevano giocare. La società era abbastanza arrabbiata, io l’ho dovuto dire perché era giusto cosi, poi a gennaio prendiamo Kjaer e Ibrahimovic, innesti necessari per lo scudetto, senza loro due non si sarebbe creato”.

Sul rapporto con Maldini: “Io e Paolo facevamo le cose sempre insieme, c’è troppo rispetto e troppo amore tra di noi. Anche se eravamo in disaccordo, non era un problema. Lui si occupava dei difensori, io pensavo più ai centrocampisti per il giocatore che sono stato. Non c’è stato mai un giocatore preso senza che l’altro non fosse d’accordo. Saelemaekers l’ho preso io, le cessioni di Suso e Piatek sono arrivate anche per fortuna”.

Su quando iniziano i problemi: “Dall’inizio, subito, ovvio. Quando Paolo mi ha raccontato l’idea dei fondi, gli ho detto: ‘Praticamente dobbiamo lottare contro la nostra proprietà per il bene del Milan’. Così è cominciata la lotta, sapevo quello a cui andavo in contro. L’ho accettata come una grande sfida, rifarei tutto quello che ho fatto perché l’ho fatto ponderando. Andava fatto ciò che ho fatto. Già ad agosto mi hanno tolto il potere di firma senza dirmelo. Io dico solo a tutti quelli che vogliono sapere di leggere l’intervista di Paolo Maldini alla Repubblica: quella è sacrosanta verità, poi non voglio caricare la gente del resto che sono dettagli brutti e piccole storie inutili e cattiverie ridicole. Sono orgoglioso del lavoro che abbiamo fatto nei miei pochi mesi, poi Paolo e Ricky sono stati bravissimi”.

Sul suo progetto rossonero: “Io firmo un contratto di tre anni, loro offrivano anche cinque. I tre anni: il primo è di ri-pulizia e ce ne vuole tanta, il secondo è stabilità e capire dove possiamo arrivare, il terzo è competitività. In tutte le attività al mondo ci vogliono tre anni, figurati in un club come il Milan. Loro dopo tre mesi ci avevano già delegittimato, con “un’imboscata da Londra” come la chiamava Paolo. Un fondo funziona cosi, guardano le plusvalenze . Non è gente di calcio, tante volte non è stata nemmeno cattiveria, proprio non capiscono. Intervista di uscita? Era chiaro che si volesse far perdere questa forza di appartenere perché è un’emozione troppo grande per qualcuno che vuole controllare diversamente la cosa. “Always Milan” che c***o vuol dire? Ma per favore. Dà fastidio, appiattisce, ti fa diventare un robot, qualcosa distante. L’idea dei tifosi clienti, dei giocatori asset… Questa è la loro via”.

Sul licenziamento per giusta causa: “Ora è abbastanza inelegante parlarne, la giusta causa non sussiste. Mi hanno tolto la ricompensa sul danno alla reputazione, ma la giusta causa che è la cosa più importante per me non esiste. Ora dobbiamo trovarci per chiuderla in santa pace”.

Su Moncada: “È un ottimo scout, anche capo scout. Tutti gli uffici scout al mondo delle società importanti conoscono gli stessi giocatori. Poi capita arrivare prima qualche volta, ma per Leao lo sapeva tutto il mondo, era importante capire se poteva cambiare certi atteggiamenti per giocare al Milan, se potevi lavorare individualmente su di lui. Geoffrey è un ottimo capo scout, ma poi i giocatori li sceglievamo noi, non lui. Lui li presentava, non entrava mai, anche elegantemente, a dire: ‘Questo per il Milan no’. Non è il suo. Abbiamo dimostrato di capire chi poteva e chi no. Acquisti attribuiti a Moncada? Sono cose fatte per denigrare la forza di lavoro di Paolo”.

Sugli acquisti impediti: “Io personalmente sono andato a chiudere Dani Olmo a Sistiana. Non hanno voluto farlo, era gennaio del 2020. Era quasi tutto accordato per 18+2 milioni. Il ragazzo neanche chiedeva troppo. Alla fine non ho avuto alcuna risposta, era un chiaro no. Non ho potuto spingere avanti. Avevamo preso anche Szoboszlai, già tutto fatto. 20 milioni era la clausola dal Salisburgo. Anche lì rinnegato. A quel punto ho detto: ‘Zvone, ma che c***o fai? Ma che roba è’. Poi non ci hanno visti per due mesi e ho dovuto fare quello che ho fatto. Per qualcuno è arrivata improvvisa la cosa, ma non lo è stata. Non potevo ogni giorno dire le cose pubblicamente. Era accordato che tutto quello che vendevamo, sarebbe stato investito. Avevamo preso più o meno 50 milioni da Suso e Piatek. Questi due venivano per quei due. Szoboszlai si chiude a Innsbruck. Paolo non è andato perché avevamo paura che lo riconoscessero, Maldini è Maldini, è un’icona diversa (ride, ndr). Io sono stato stella, ma mi riconoscono italiani e croati. Siamo andati io e Ricky (Massara, ndr) con il papà del giocatore e il suo manager. Il ragazzo voleva venire subito, poi ho dovuto dire che avremmo visto per l’estate. Era delusissimo perché voleva venire. E non è un grandissimo giocatore, è un ottimo. Olmo potenzialmente sì è un grande giocatore. Szoboszlai pensa di essere un 10, ma è un 8, perché non ha velocità e uno contro uno. Ha velocità in progressione che è ben diverso. Alla lunga può essere un grande play per come colpisce la palla, come vede il gioco in pochi: pulizia totale”.

Sulla cacciata di Maldini: “E’ una cosa vergognosa, una pagina vergognosa fatta in una maniera indecente e inaccettabile, potrei dire anche altre cose brutte. Per me è inspiegabile anche per loro, per loro Paolo rappresentava l’ultimo ostacolo per fare quello che volevano. Tanto è stato fatto da Tonali, che lui non avrebbe mai ceduto. E’ andato via per tanti soldi ovviamente, ma sono soldi che non dovevano mai venire al Milan così come Tonali non doveva mai lasciare il Milan perché è un ragazzo milanista che l’anno prima aveva rifiutato Inter e Juventus per noi. Poi Paolo e Ricky lo prendono per una cifra super per un talento così. Lui il primo anno ha avuto un po’ di paura, ma aveva bisogno di rodaggio e di libertà, prima era troppo milanista. Manca qualcuno che in alcuni momenti fa qualcosa di diverso”.

Milan: Paolo Maldini, Frederic Massara all'evento di Fondazione Milan (Photo via AC Milan)
Milan: Paolo Maldini, Frederic Massara all’evento di Fondazione Milan (Photo via AC Milan)

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