I meriti di Boban sulla crescita del Milan. Perché dimenticarsi di lui?

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In questi ultimi giorni è tornato d’attualità il breve periodo di Zvonimir Boban da dirigente rossonero. Un botta e risposta tra Zvone ed Elliott in cui il primo dichiara di essere in causa con il secondo e di non poter mai esserlo con il Milan, per il troppo amore che nutre nei confronti dei colori rossoneri, mentre il secondo ribadisce come la causa sia proprio con il Milan e non con loro in quanto Fondo Elliott. Una vicenda sicuramente complicata che ha segnato le ultime settimane della breve esperienza di Boban come dirigente rossonero. Chiamato da Paolo Maldini a giugno, il croato rinunciò al suo ruolo in Fifa, ruolo che ora è tornato a ricoprire al fianco di Gianni Infantino, per abbracciare la causa Milan e diventarne dirigente. Un’esperienza, però, durata pochissimo e finita ad inizio marzo, quando fu licenziato dalla proprietà americana del Diavolo. Il motivo? Alcune dichiarazioni rilasciate, al margine di un’intervista, contro la proprietà e l’amministratore delegato Ivan Gazidis rei, a suo dire, di aver già deciso di far fuori Stefano Pioli per lasciar spazio a Ralf Rangnick, senza aver consultato lui e Maldini. Da qui il licenziamento, secondo Elliott per giusti motivi, e la causa intentata da Boban.

Boban e la frase sul mercato e sui giovani. Aveva ragione

Milan: Stefano Pioli - Milanpress, robe dell'altro diavoloMilan: Stefano Pioli - Milanpress, robe dell'altro diavolo
Milan: Stefano Pioli – Milanpress, robe dell’altro diavolo

Quello che è successo dopo lo sappiamo tutti. La pandemia, il Milan post Covid che comincia a girare, il ripensamento su Pioli e Rangnick da parte della proprietà rossonera, Maldini che, a sua volta, resta al suo posto e la rinascita del Diavolo. In tutto questo l’unico a saltare, quindi, fu Boban con tutto il resto che è rimasto al suo posto per una continuità progettuale, tecnica e dirigenziale che è stato uno dei segreti del Milan nell’ultimo anno e mezzo. Ecco. Proprio nell’ultimo anno e mezzo si è spesso cercato di individuare il maggiore (o i maggiori) artefici del miracolo Milan. Si sono fatti tanti nomi. Da Ibrahimovic a Maldini, dalle intuizioni di Moncada e Massara a Pioli, da Gazidis alla proprietà. Zvone Boban è stato dimenticato da tutti in maniera abbastanza inspiegabile. Eh sì, perché al di là di come sono finiti i rapporti e degli stracci che sono volati, il Milan che vediamo e gustiamo da circa un anno e mezzo, è anche merito suo. Vi ricordate le parole di Zvone subito dopo la fine del mercato estivo del 2019? Il Milan fece un mercato di soli giovani, belle speranze, gente che si è dimostrata fortissima, ma Boban avrebbe voluto qualche giocatore in più di esperienza e disse a chiare lettere, con l’onestà intellettuale che lo ha sempre contraddistinto: “Bene i giovani, ma sarebbe servito anche qualche elemento di esperienza e forza”.

Boban e le scelte azzeccate. Tutti i meriti di Zvone

Milan: Ibrahimovic – Milanpress, robe dell’altro diavolo

Carisma, esperienza, leadership e forza. Tutto quello che è mancato al Milan nei primi mesi di due stagioni fa, tra il disastro targato Giampaolo e i primi balbettii di Mister Pioli. Lo 0-5 di Bergamo è quasi sempre stato indicato come il punto di non ritorno e la svolta da cui si è ripartiti e così è stato. Soprattutto, però, grazie anche a Zvone Boban, il Milan ingaggiò nel gennaio 2020 Zlatan Ibrahimovic e Simon Kjaer. Due elementi che poi si sono rivelati fondamentali per la crescita tecnica e caratteriale di tutto il gruppo. Proprio quell’esperienza, quel carisma e quella forza che Zvone aveva invocato qualche mese prima e che poi si son rivelati elementi imprescindibili che hanno portato il Milan ad essere quello che ora conosciamo e che abbiamo ammirato nell’ultimo anno e mezzo. Boban quindi aveva ragione, come l’ha avuta su Pioli e Rangnick e sull’insistere contro il volere di Maldini per l’esonero di Giampaolo. Così come non si possono dimenticare le intuizioni sui vari Bennacer, Leao, Rebic, Theo Hernandez (anche se questa è più farina del sacco di Maldini) e Saelemaekers, oltre a quelle già citate su Kjaer e Ibrahimovic. Insomma, l’attuale Milan è frutto anche, e non poco, delle sue convinzioni, le sue capacità e la sua sapienza ed è davvero un peccato che ora nessuno se ne ricordi.

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