Ruben Amorim potrebbe tranquillamente essere quello studente universitario che rimanda gli ultimi esami per non lasciare un ambiente capace di arricchirlo ogni giorno. Nella sua formazione, da allenatore prima ancora che da uomo di calcio, ci sono due figure che lo hanno accompagnato e continueranno a farlo. Due mondi diversi, quasi opposti. Da una parte c’è Jorge Jesus, il giramondo delle panchine, spesso diretto fino all’eccesso. Dall’altra Mourinho, che in Portogallo continua a essere considerato davvero lo “Special One”. E non è solo una questione di soprannome: per molti rappresenta ancora l’allenatore inclonabile capace di mettere a tacere tutti.
Amorim allenerà il Milan: Jorge Jesus e Mourinho due figure importanti. Nel 2017 ha seguito un corso tenuto dallo “Special One”
Parlandone con Joao Gomes Dias di DAZN Portugal, il legame tra Amorim e Mourinho passa anche da un episodio curioso. Nel 2017, due anni prima dell’esperienza al Casa Pia che avrebbe dato il via alla sua carriera in panchina, Ruben partecipò a un corso universitario con José nel ruolo di docente. L’obiettivo era chiaro: chi fosse arrivato tra i migliori avrebbe ottenuto uno stage di sette giorni al Manchester United. Amorim ovviamente tra i primi in graduatoria. Curiosamente, sette anni dopo sarebbe tornato a Old Trafford da allenatore, in una storia che ha avuto un finale ben diverso dalle aspettative. Da Mourinho ha cercato di assorbire soprattutto la componente caratteriale. Senza copiarlo. Perché Amorim ha idee proprie e non ha mai avuto bisogno di vivere all’ombra di qualcuno.
Differente è il rapporto con Jorge Jesus. Forse più formativo. L’anti-Mourinho per eccellenza, l’allenatore che ha vinto in quattro continenti e che lo ha guidato ai tempi del Benfica. Quando era ancora calciatore, Cristiano Ronaldo lo soprannominò “O Poeta”. Un’etichetta che, in mezzo a un catalogo di nomi ben più celebrati, raccontava già qualcosa del suo modo di interpretare il calcio. A confermare l’intuizione di Cristiano fu lo stesso Jesus. Durante l’intervallo di una partita indicò Amorim come un potenziale allenatore del futuro, colpito dalla sua capacità di parlare al gruppo, guardare tutti negli occhi e farsi ascoltare senza essere preso in giro. Un’impressione condivisa anche da Matic, che di spogliatoi importanti se ne intende.
Non si inginocchierà per far restare Leao
Di certo Amorim non è il tipo da inginocchiarsi davanti a Leao per convincerlo a restare. E più di un dubbio rimane sulle caratteristiche del giocatore ideale da schierare alle spalle della punta. Non ha chiamato Rafa in questi giorni e difficilmente lo farà ora. Una situazione che ricorda, per certi versi, quella vissuta a Manchester con Rashford: poco coinvolto nella fase difensiva e mai realmente entrato in sintonia con il proprio allenatore. Il ruolo cucitogli addosso da Allegri non lo ha aiutato, ma sul piano delle prestazioni non si può dire che il numero 10 rossonero abbia scalato il palco del Palais Garnier.
Come gioca
L’habituè Champions, presenza fissa negli anni dello Sporting, è stato un ricordo a Manchester. E per Amorim rinunciarvi ancora per una stagione non rappresenta un problema. Prima vuole capire chi è disposto a seguirlo. Solo dopo inizierà la costruzione della squadra. Una certezza c’è già: il sistema di gioco. Che sia una difesa a tre o una linea che in fase di possesso si trasforma, il 3 e il 4 saranno sempre i numeri di riferimento tra retroguardia e centrocampo. Davanti, molto dipenderà dalle caratteristiche degli interpreti. Nella rosa del Milan nessuno può considerarsi intoccabile. Difensivamente il profilo che più si avvicina alle idee del portoghese è quello di Pavlovic. Gli altri convincono meno, soprattutto se il paragone porta ai titolari dello Sporting, Inácio e Diomande. Sugli esterni, le richieste saranno chiarissime: aggressività e spinta costante. Theo resta ancora oggi un “old but gold” difficile da sostituire. Del resto, nello Sporting di Amorim, Nuno Mendes e Pedro Porro vivevano praticamente nella metà campo avversaria.
Anno sabbatico per rinfrescarsi le idee
In portoghese “anno sabbatico” suona quasi come in italiano. E probabilmente questo periodo lontano dal campo è servito anche a questo. Amorim ha parlato con allenatori, ex compagni e persone che hanno condiviso con lui pezzi di carriera. Allo Sporting era allenatore, manager e, a tratti, responsabile della comunicazione dei Leões. Prima di accettare il progetto rossonero avrà ottenuto tutte le garanzie necessarie per lavorare secondo le proprie idee. Cardinale e Ibrahimovic sanno di avere a che fare con una personalità forte. Del resto, nemmeno Fonseca era uno sprovveduto. Questo pit stop può essergli servito per limare qualche dettaglio tattico. Amorim è bravo a mettere le mani avanti, molto meno a cambiare convinzioni. Una volta disse: «Neanche il Papa riuscirà a farmi cambiare modulo». Sicurezza? Può darsi. Coerenza, sempre.



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