Ex Milan, Ambrosini: «Emozionato per Gattuso. Da compagni di squadra era impossibile non volergli bene»

Un’amicizia che va oltre tutto. Dal Milan all’amore per la Nazionale italiana, Massimo Ambrosini si emoziona parlando di Gennaro Gattuso sulle pagine della Gazzetta dello Sport.

DA TRENT’ANNI AD OGGI NON È CAMBIATO NULLA

«Devo ammettere che sono piacevolmente sorpreso dal fatto che sono riuscito ad emozionarmi. Prima da italiano e poi da amico di Rino. Visto quello che era successo in passato, un po’ tutti abbiamo vissuto con senso di disperazione il trovarci di nuovo agli spareggi, ma adesso abbiamo fatto il primo pezzettino di strada e siamo felici».

«Nel 1999 lui è arrivato al Milan dalla Salernitana, l’estate dopo lo scudetto che avevamo vinto con Zaccheroni. Ci eravamo conosciuti durante un raduno dell’Under 21: lui mi chiedeva del Milan e io della Scozia, dove era stato prima di tornare in Italia. Era affamato di conoscenza, pieno di entusiasmo e di sana voglia di emergere. E poi aveva umiltà e coraggio. Era contagioso… Non potevi non volergli bene».

«Gattuso ascolta sempre quello che gli viene detto, anche quando è arrabbiato. La sua testardaggine non gli impedisce di analizzare un consiglio. Caratterialmente da giovani ci univa l’ambizione. Questo sentimento ci ha resi rivali per un posto in squadra: lui ha giocato più di me e con il tempo io ho capito che era giusto. Entrambi però eravamo famelici nell’amore per quello che facevamo e per la maglia che indossavamo».

«Momento più bello? Inevitabile dire le vittorie perché quelle ti uniscono. E quindi la Champions alzata ad Atene è stata indimenticabile. Anche fuori dal campo però stiamo bene insieme: in montagna siamo vicini di casa e spero, prima o poi, di convincerlo a venire con me a fare una bella camminata. Perché per lo sci penso non sia molto portato… (ride, ndr). Il momento più difficile? Quando voleva conficcare una forchetta nella schiena di Pirlo per una battuta e mi sono messo in mezzo… (ride, ndr). No, dai, faccio il serio. Il momento più difficile è stato quando ho letto sui giornali che poteva lasciare il Milan, ma non ci credevo, così gli chiesi se era vero e lui mi disse di sì. Sentii dentro un grande dispiacere».

«A Rino voglio dire che mi ha fatto una promessa e spero la mantenga. Mi ha detto che, in caso di qualificazione al Mondiale, avremmo brindato insieme. Lo aspetto in montagna, così poi… facciamo una camminata».

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